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domenica 11 settembre 2011

The Falling Man di Richard Drew

L'immagine la conosciamo tutti, è impressa per sempre nella nostra memoria. E' "The Falling Man" di Richard Drew.




Riportiamo di seguito una lucida analisi di Papaleo sull'immagine.
La foto fu pubblicata il giorno seguente sul New York Times, e fu accolta come un'indecente eresia da una popolazione che, inorridita e stremata da quanto era accaduto, rigettava la perversione di uno scatto che, frutto di un voyeurismo riprovevole, osava adombrare il dolore di una tragedia con il suo estetismo lampante. Fu così, che "l'Inquisizione dell'11 settembre" fece di The Falling Man la foto proibita che i giornali non avrebbero più pubblicato.
[...]
Eppure The Falling Man, imputato di turno a questo processo alla spettacolarizzazione malata, ne è anche il demistificatore. La bellezza di quella foto infatti, è dovuta all'equilibrio, alla posizione angelica di un uomo che va incontro alla morte, ad una posa che "è" in quanto reale e non in quanto modificazione della realtà. Quella fotografia sembra una confessione del Mondo che ha deciso di mostrarsi, nudo e crudo, nel registro tragico della sua bellezza, per scrollarsi di dosso la falsa morale. Essa si inganna scaricando sull'arte responsabilità che non le appartengono, troppo debole per accettare un dolore che, nel suo fascino, pare rinnegarsi, quasi discolparsi.

Chi è Richard Drew? E' lo stesso fotografo che nel '68 immortalò Robert Kennedy un attimo dopo che gli avevano sparato alla testa. Nella stessa circostanza immortalò pure la moglie Hethel che implorava i fotografi di non fare fotografie. All'epoca Drew era un ragazzino di ventuno anni. Ne avrebbe avuti più di cinquanta quando, tre decenni dopo, la storia irruppe un'altra volta nella sua vita. Una fortuna che ti può capitare se fai il giornalista. La mattina dell’11 settembre Richard Drew si trovava a New York per fotografare una sfilata di abiti premaman. Il suo editor lo chiamò sul cellulare per dirgli di schizzare all'istante al World Trade Center. Un 747 si era appena schiantato contro una delle due torri. Giunto sul posto vide che gli aerei impazziti erano due, come le torri. In un batter d'occhio, era passato dai corpi di giovani donne incinte ai corpi di sventurati che si spiaccicavano al suolo dopo un volo di cento piani. Dalla vita alla morte, così. E che morte. Drew si mise comunque al lavoro. Era li per quello, del resto. Le persone che fanno il suo mestiere non perdono tempo a pensare. Per loro una foto non è che un rettangolo da riempire in una frazione di secondo. Più importante dell'autore dell'immagine, però, è la sua natura. La gente che vide la foto sui giornali e si indignò non poteva sapere chi l'aveva scattata e perché si trovasse a Manhattan quel giorno. Solo col tempo alcuni sono giunti ad apprezzare l'inquietante simbolismo delle coincidenze messe insieme dal destino. Sul momento, la gente vide soltanto un'immagine. O per meglio dire: qualcosa che sembrava soltanto un'immagine. Perché quella scattata da Drew non era una semplice foto. C'era la brutale tragicità del soggetto. Ma c'era anche il fatto che è una foto di surreale bellezza. Falling Man non sembra il ritratto di una persona che, in preda a panico e disperazione, si lancia incontro alla morte. L'uomo precipita con l'elegante compostezza di un tuffatore olimpionico. Il corpo è in posizione verticale, in perfetto asse con la struttura di acciaio alle sue spalle che. luccica al sole del mattino. Procede a testa in giù. Le braccia non sono protese in avanti nell'istintivo quanto inutile tentativo di proteggersi. E neppure si agitano. Sono distese e attaccate ai fianchi come se all'ignoto saltatore interessi soltanto favorire l'azione della forza di gravità. Sembra la posizione di un uomo che ha grande dimestichezza col vuoto. Si direbbe che costui non faccia altro da una vita: saltare dai grattacieli.

Di seguito un documentario sulla storia dell'immagine.



















Bill Biggart

Bill Biggart è uno dei 2974 morti dal crollo delle Torre Gemelle dell'11 settembre 2001. Ma era anche un fotogiornalista che era coraggiosamente entrato nella seconda torre per documentare l'accaduto. Una manciata di minuti prima del crollo aveva contattato la moglie tranquillizandola, dicendole che era al sicuro con un gruppo di pompieri.
Il suo corpo e le sue macchina fotografiche sono state recuperate solo 4 giorni dopo.

Un suo amico fotografo ha poi raccolto le sue ultime fotografie e le ha inserite nel sito internet del fotografo scoparso.

Fotografie tratte dal sito di Bill Biggart.




I fotografi raccontano l'11 settembre 2001

Oggi ricorre il decimo anniversario della strage dell'11 settembre e vi racconteremo la storia di un coraggioso fotografo, Bill Biggart che ha perso la vita per documentare quella mattinata d'inferno di Manhattan, della tragica immagine "The Falling Man" di Richard Drew che è diventata il simbolo di quella tragedia e altre storie che si intrecciano l'una all'altra...

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Iniziamo a segnaliarvi un bellissimo articolo su sfgate.com che racconta come hanno vissuto quei momenti i fotografi che si trovavano sul posto.

In un unico post è difficile raccontare tutte le immagini scattate, noi la vogliamo ricordare con il lavoro di uno dei più grandi reporter vivente: James Nachtwey e il suo lavoro pubblicato sul Time.

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster


911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster


911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

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911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

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911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster

911 World Trade Center Terrorism New  York Disaster




giovedì 10 marzo 2011

I 110 finalisti del Masters Finalist 2010 dell'Hasselblad fino al 31 ottobre 2011

Hasselblad invita a votare i 110 Masters Finalists 2010 fino al 31 ottobre 2011 nelle sezioni: architettura, editorial, moda/bellezza, fine art, generale, natura/paesaggio, ritratto, prodotti, matrimonio/società, newcomer, e wildlife.

martedì 8 febbraio 2011

2° CONCORSO FOTOGRAFICO INTERNAZIONALE L'AQUILA: UN VOLTO, UN NOME...… UNA STORIA fino al 18 marzo 2011


2° CONCORSO FOTOGRAFICO INTERNAZIONALE

L'AQUILA: UN VOLTO, UN NOME...… UNA STORIA

L'Associazione di Volontariato Agorà organizza il 2° Concorso Fotografico Internazionale L'Aquila: un volto, un nome…... una storia
Il concorso è aperto a tutti i cittadini di ogni parte del mondo, maggiorenni, appassionati o professionisti della fotografia.
Il concorso è costituito dal seguente tema:

Oltre le macerie, scatti di vita

A L'Aquila pian piano tutto sta cambiando: il paesaggio con i nuovi insediamenti, i locali, i negozi, i punti d'incontro, il traffico, la popolazione stessa, tutto si trasforma anche nell'ambito personale: cambia il concetto di famiglia, di amicizia, di scuola, di lavoro, tutto ci spinge a modificare il nostro modo di vivere e non sempre ci adattiamo o troviamo facile farlo. Vale la pena guardare da
punti di vista nuovi e diversi il territorio che si trasforma intorno e come noi ci trasformiamo con lui. I fotografi con questo concorso hanno la possibilità di far vedere con i loro occhi i grandi e piccoli mutamenti di una città ferita ma viva.

La data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana coincide con l'inizio delle iscrizioni al concorso. Tutto il materiale fotografico e le schede di partecipazione, redatte su apposito modulo allegato al bando, dovranno pervenire all' indirizzo
dell' Associazione entro 45 gg. dalla data di pubblicazione di cui sopra, a mano o a mezzo raccomandata. La scheda di
partecipazione, unitamente all'attestato di versamento, va presentata in carta semplice.

Ai concorrenti saranno assegnati i seguenti premi:

1° premio € 1.000,00
2° premio € 600,00
3° premio € 300,00

Cliccando sotto è possibile scaricare il bando con allegata la scheda di partecipazione

DOWNLOAD BANDO

martedì 1 febbraio 2011

World.Report Award 2011 Premio Italiano di Fotogiornalismo entro il 7 aprile

World.Report Award 2011 Premio Italiano di Fotogiornalismo
Il Festival della Fotografia Etica di Lodi e ArtèFoto | Festival Internazionale di Fotogiornalismo della Provincia di Ancona, hanno il piacere di presentare la prima edizione del World.Report Award 2011 - Premio Italiano di Fotogiornalismo.
Due “giovani” festival indipendenti che si sono imposti all’attenzione del pubblico per il livello qualitativo e la dimensione internazionale dei fotografi che hanno preso parte alle precedenti edizioni.
Due festival che vogliono essere al servizio del fotogiornalismo di qualità, della fotografia che racconta e fa pensare, della fotografia che, soprattutto in Italia, trova sempre meno spazio nei media.
Due festival al servizio dei fotografi che con enormi sacrifici personali ed economici continuano a testimoniare con le loro immagini gli avvenimenti del mondo.
Il Festival della Fotografia Etica di Lodi nasce e viene gestito con logiche di volontariato culturale e vuole avvicinare il grande pubblico a contenuti di rilevanza etica, utilizzando la fotografia come strumento di comunicazione e conoscenza. Differenti declinazioni del delicato rapporto tra etica, comunicazione e fotografia.
ArtèFoto | Festival Internazionale di Fotogiornalismo della provincia di Ancona seleziona fotoreportage da tutto il mondo dando la preferenza a tutti quei “racconti” inediti in Italia. Ospita incontri con i fotografi che li hanno realizzati ed organizza iniziative multidisciplinari parallele legate ai temi del fotogiornalismo (videoproiezioni, racconti, workshop ...).
Il World.Report Award 2011 - Premio Italiano di Fotogiornalismo vuole inserirsi in questo modo di vedere l’impegno sociale attraverso la fotografia, si rivolge a tutti i fotografi, italiani e stranieri, professionisti e non, con reportage di fotografia sociale e documentaria.
L’ambito del concorso prende in considerazione lavori in cui l’oggetto sia l’uomo, con le sue vicende pubbliche e private, le sue piccole e grandi storie; i fenomeni sociali, i costumi, le civiltà, le grandi tragedie e le piccole gioie quotidiane, i cambiamenti e l’immutabilità.
Il filo conduttore della lettura dei lavori sarà la “storia” che il progetto saprà raccontare attraverso la fotografia e che riassume il termine “reportage sociale”.
Il premio di 3.000 Euro (in denaro) vuole essere un supporto a chi si impegna in questo settore della fotografia che porta all’attenzione del pubblico avvenimenti legati all’uomo e che quasi sempre non riceve un adeguato riconoscimento economico.
Il lavoro premiato sarà esposto nell’ambito dei due festival con una mostra che sarà parte integrante del programma delle manifestazioni nelle edizioni del 2011.

Regolamento
Possono partecipare al premio i fotografi italiani e stranieri con reportage di fotografia sociale.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti i fotografi senza limiti di età e di provenienza. Non sono ammessi reportage in forma collettiva. L’ambito del progetto deve essere quello del fotoreportage sociale e documentario; le vicende degli uomini, le loro storie, gli eventi delle società, i fenomeni e i cambiamenti dell’umanità.
Il reportage presentato dovrà essere composto da un minimo di 15 a un massimo di 25 immagini. La serie di immagini dovrà comporre un racconto coerente che si snoda intorno ad un tema unificatore; la valutazione della giuria si baserà sul valore attributo alla capacità del fotografo di costruire un percorso narrativo ed emozionale sviluppato attraverso la sequenza delle immagini.
Le immagini, da presentare in formato digitale, a colori o in bianco e nero, dovranno essere inviate in formato jpg con risoluzione del lato più corto dell’immagine al massimo di 1080 pixel, (72dpi).
Importante: i file dovranno essere nominati con il titolo del Progetto e un numero progressivo
(es: amazzonia_01).
È ammessa la post-produzione dei file purché non comporti l’aggiunta o la sottrazione di elementi
dall’immagine non presenti nel file RAW originale. Il ritaglio dell’immagine è ammesso.
Al vincitore sarà richiesto di mettere a disposizione dell’organizzazione i file RAW delle immagini
componenti il reportage. Elaborazioni digitali diverse non saranno accettate.
Le immagini inviate al concorso dovranno essere nella loro forma definitiva e non potranno essere ulteriormente elaborate o sostituite con altre dopo la comunicazione dell’assegnazione del Premio.
La mostra rispetterà la sequenza indicata dall’autore.
Il dossier completo deve essere inviato esclusivamente tramite cd o dvd.
Le immagini devono essere accompagnate da didascalie con una numerazione corrispondente all’immagine alla quale fanno riferimento. Le didascalie devono essere fornite su un documento di testo da inserire nel cd/dvd. Il file deve contenere il numero progressivo e le miniature (thumbnails) delle foto con le relative didascalie di massimo 50 parole ciascuna.
Nel cd deve essere inserita una presentazione scritta del progetto di massimo 500 parole in cui si
riporta il titolo, il luogo il periodo di esecuzione, la descrizione del lavoro e le indicazioni di lettura dello stesso. I testi possono essere spediti in Italiano, Inglese e Francese.
Nel presente documento, nelle didascalie e nei file delle immagini non deve essere fatto alcun riferimento al nome dell’autore, pena l’immediata esclusione dal concorso. I dati relativi all’autore devono essere presenti esclusivamente nel modulo di iscrizione.
Verrà selezionato un reportage vincitore e all’autore verrà corrisposto un premio di 3.000 euro.
L’autore si impegna ad assicurare la sua presenza alla premiazione che avverrà in una data compresa tra il 18 e il 22 Maggio 2011 nell’ambito del Festival della Fotografia Etica a Lodi (Italia); le spese di viaggio e pernottamento saranno totalmente a carico dell’organizzazione del Premio. Nel caso in cui l’autore fosse assente alla premiazione, saranno detratte dal Premio le spese sostenute dall’organizzazione (biglietto aereo, pernottamento ecc.).
La giuria sarà composta dagli organizzatori dei due festival.
Il fotografo premiato si impegna a cedere i diritti di utilizzo delle immagini componenti il reportage premiato, per la creazione di una mostra che sarà esposta durante il Festival della Fotografia Etica di Lodi dal19 al 22 maggio e durante ArtèFoto | Festival Internazionale di Fotogiornalismo della provincia di Ancona dal 1 al 12 giugno. La mostra potrà essere esposta in altre sedi fino al 31 dicembre 2011, con l’unico scopo di promuovere il Premio e il lavoro del fotografo.
La mostra sarà stampata presso il laboratorio 10b Photography di Roma, (www.10bphotography.com).
Le stampe saranno restituite all’autore per posta, con spese a carico del destinatario.
L’autore si impegna nelle successive esposizioni della mostra a citare che la stessa è stata prodotta dal Festival della Fotografia Etica di Lodi e da ArtèFoto -Festival Internazionale di Fotogiornalismo nell’ambito del World.Report Award 2011 - Premio Italiano di Fotogiornalismo.
3 › 3 World.Report Award 2011 Premio Italiano di Fotogiornalismo
L’organizzazione si riserva il diritto di utilizzo delle immagini del reportage premiato, anche in future edizioni dei festival.
La consegna delle foto dovrà avvenire entro e non oltre il 7 aprile 2011.
La comunicazione dell’assegnazione del premio avverrà entro il 20 Aprile 2011 telefonicamente e/o via mail.
Il fotografo premiato, entro il 25 aprile 2011, si impegna a consegnare le immagini in alta risoluzione, adatte ad una stampa formato 40cm x 60 cm, per la stampa della mostra.
Il fotografo premiato accetta che le fotografie presentate possano essere usate nella presente o in
future edizioni dei Festival; a titolo di esempio per la stampa di eventuali cataloghi delle varie edizioni del Premio, videoproiezioni, mostre in successive edizioni dei Festival, comunicazioni o promozioni dei Festival, ecc.
Ogni foto utilizzata dall’organizzazione riporterà i crediti del fotografo.
I diritti d’autore e qualunque altro diritto restano prerogativa del fotografo premiato.
Il partecipante dichiara di essere l’autore delle immagini che partecipano al concorso, di essere
detentore dei diritti per le stesse e di essere in possesso dell’autorizzazione all’utilizzo delle immagini da parte dei soggetti eventualmente raffigurati, utilizzo di cui si assume completamente la responsabilità.

Modalità di partecipazione
I partecipanti al concorso dovranno far pervenire il loro CD/DVD entro e non oltre 7 aprile a:
ArtèFoto Festival Via Torre, 5 60034 Cupramontana (Ancona) Italia
Il CD/DVD dovrà contenere:
• Le immagini, in bianco e nero o a colori, in formato jpg con risoluzione massima del lato più corto dell’immagine di 1080 pixel, (72dpi).
• Un file word o Pdf (preferito) contenente il titolo e la descrizione del progetto, massimo 500 parole.
• Un file word o Pdf (preferito) contenente le didascalie, numerate in numero progressivo corrispondente alle immagini e le miniature (thumbnails) corrispondenti.
• Il modulo di iscrizione compilato digitalmente.
Il nome dell’autore dovrà essere presente solo nella scheda di partecipazione, pena l’immediata
esclusione dal Concorso.
I CD/DVD che contengano file difformi da quanto sopra indicato, saranno esclusi dal concorso.
Il regolamento del bando è scaricabile dai siti www.festivaldellafotografiaetica.it e www.artefotofestival.org
Non è prevista la restituzione del materiale inviato che sarà distrutto entro 3 mesi dall’assegnazione del Premio; i file saranno cancellati dagli archivi.
Per informazioni e chiarimenti sul concorso potete scrivere a:
Informazione relative all’invio delle foto: info@artefotofestival.org
Informazioni relative al bando e ufficio stampa: info@festivaldellafotografiaetica.it
La partecipazione al concorso sottintende che siano state lette ed accettate le condizioni del bando.
Sponsor tecnico: 10b Photography
Media partner: Il Fotografo

giovedì 16 dicembre 2010

Letizia Battaglia - Vintages 1972-1993 Roma 16 dicembre 2010-23 gennaio 2011

Letizia Battaglia - Vintages 1972-1993


a cura di Mariachiara Di Trapani

16 dicembre 2010-23 gennaio 2011


orari: martedì 15:00-20:00; da mercoledì a domenica 11:00-20:00
da verificare durante le festività natalizie


Aurora,Palermo 1986.JPG

Aurora, Palermo, 1986

giovedì 16 dicembre
ore 18:00: incontro con Letizia Battaglia e Giovanna Calvenzi, autrice del libro
Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni (Bruno Mondadori, 2010)
ore 19:00: inaugurazione della mostra

Giovedì 16 dicembre s.t. foto libreria galleria inaugura la mostra Letizia Battaglia Vintages 1972-1993. Il vernissage sarà preceduto, a partire dalle 18.00, dall’incontro con la fotografa e con Giovanna Calvenzi, autrice del libro Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni, da poco pubblicato da Bruno Mondadori.

Letizia Battaglia, donna che non accetta etichette, determinata a essere coerente con i suoi ideali di libertà e giustizia, è la fotografa europea più premiata ma è anche editrice, politica, ambientalista, regista. Il suo nome è legato a quasi vent’anni di reportage a Palermo: le sue immagini hanno fermato la storia, quella delle guerre di mafia e contro la mafia. Al libro che ripercorre fin qui la sua vita, hanno voluto contribuire amiche e amici che hanno percorso con lei un pezzo di strada.

La mostra
Letizia Battaglia è ancora oggi identificata soprattutto come fotografa di mafia. Ma anche nella stagione che più l’ha vista impegnata a documentare l’inferno quotidiano per le vie di Palermo, il suo sguardo ha voluto e saputo volgersi in altre direzioni, per mettere a fuoco -nel paesaggio della sua città o altrove, la trama diffusa di una disperata vitalità. L’evocazione di Pasolini non è casuale. Non solo perché il poemetto Una disperata vitalità propone un ritratto profetico dell’artista testimone del suo tempo, che sceglie di insediarsi ai margini del mondo contemporaneo; ma perché lo stesso Pasolini è l’inedito protagonista di uno dei vintage esposti in questa occasione: una stampa a contatto con i provini dei trentasei scatti –quanti ne offrono i tradizionali rullini di pellicola 35 millimetri- che Letizia Battaglia dedicò al poeta friulano nei primi anni settanta, quando aveva appena iniziato a fotografare.


Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati di Milano, 1972

All’epoca lei viveva a Milano e avendo saputo che Pasolini era stato invitato a un dibattito al Circolo Turati, decise di andare ad ascoltare, a vedere e anche a fotografare questo intellettuale di cui ancora oggi, o soprattutto oggi, avverte la mancanza.
La mostra, a cura di Mariachiara Di Trapani -che da diversi anni collabora con la fotografa- propone stampe originali provenienti dall’archivio personale di Letizia Battaglia: più di trenta fotografie vintage che privilegiano i lavori meno direttamente implicati con le cronache della violenza criminale.
In alcuni casi, lo scenario umano e sociale appare contiguo a quello degli scatti dedicati alle vicende più sanguinose della Palermo di quegli anni. Letizia Battaglia non può fare a meno di cogliere le tracce di solitudine, miseria, sgomento, disseminate nei suoi itinerari cittadini. Donne, bambini, anziani, perfino gli animali, paiono investiti dal ruolo di coro muto e impotente di un dramma che si consuma come una calamità naturale. Ma in questa stessa realtà, nel vissuto degli attori più marginali della Cronaca e della Storia, l’occhio della fotografa mette a fuoco anche altro: un repertorio di mimica e gestualità -stazionamenti, fughe, legami, smorfie, trucchi- in cui sembrano fatalmente congiungersi verità e bellezza.
Questa ricerca sulla bellezza in quanto abito espressivo e comunicativo, dono o esercizio capace di sottrarci, se pur provvisoriamente, al silenzio e alla morte, ha condotto Letizia Battaglia anche verso territori meno familiari: dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Turchia allo Zaire, è soprattutto sull’universo infantile che si posa il suo guardo affettuosamente complice.



Turchia, 1984

In mostra vengono inoltre esposte alcune immagini che documentano l’avventura umana e professionale della fotografa. Prendendo spunto dall’accurato ed emozionante percorso biografico e iconografico offerto dal libro di Giovanna Calvenzi Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni, nel progetto espositivo sono confluite alcune foto e documenti cartacei originali che vedono come protagonista la fotografa: da un tradizionale ritratto in studio a Palermo del 1954, allo scatto fulminante che le ha dedicato trent’anni dopo Josef Koudelka, durante un viaggio in Turchia; dalle foto che ce la mostrano insieme a colleghi ed amici (lo stesso Koudelka, Ettore Sottsass, Franco Zecchin, Donna Ferrato, Graciela Iturbide) a quelle che testimoniano la sua presenza in quelle scene del delitto che Letizia Battaglia è stata spesso chiamata a rappresentare.





Letizia Battaglia sul luogo di un omicidio. Palermo, 1976
Foto di Franco Zecchin

Alla scelta di Letizia Battaglia di esporre alcuni rari esemplari di stampe vintage di cui è in possesso, si affianca quella -apparentemente agli antipodi- di proporre al pubblico di s.t. foto libreria anche un’edizione digitale con una tiratura aperta (e dunque ad un prezzo contenuto) di uno degli scatti a Pasolini e di un’altra foto da lei particolarmente amata: la bambina col pallone del quartiere La Cala di Palermo.



Palermo, quartiere La Cala. Bambina col pallone, 1981

Letizia Battaglia
Palermitana, classe 1935, Letizia Battaglia inizia la sua attività di fotografa a Milano, nel 1972, per supportare gli articoli che pubblica sulle riviste come freelance. Nel 1974 torna a Palermo come responsabile del servizio fotografico del quotidiano L'Ora. Con lei collaborano diversi giovani, tra i quali Franco Zecchin, che sarà poi per vent'anni suo compagno di lavoro e di vita.
Nel 1979 è cofondatrice del Centro di Documentazione "Giuseppe Impastato".
Sono anni molto faticosi e duri: la mafia incalza in un susseguirsi di azioni delittuose, tra centinaia di morti , corruzione politica e sociale, traffici illeciti. Letizia Battaglia documenta i fatti di cronaca nera con la sua Pentax K1000 (poi con la Leica), racconta la povertà e la ricchezza, la politica e il degrado ambientale.
Il suo primo punto di riferimento in ambito fotografico è Diane Arbus, ritenuta una sorta di "maestra assente"; poi scopre altri autori, li incontra, li ama. Si appassiona specialmente al lavoro delle donne fotografe: Mary Ellen Mark, Sally Mann, Lisetta Carmi, Sylvia Plachy.
Apre una libreria/galleria fotografica, Il Laboratorio d'If, la prima nel Sud d'Italia, esponendo le opere dei suoi colleghi più famosi, che invita. Fa inoltre teatro sperimentale come regista con il Teatès di Michele Perriera. Si impegna nel volontariato all'ospedale psichiatrico di Palermo, nel reparto epilettiche e schizofreniche: da qui nascono spettacoli teatrali e film, oltre a tanto coinvolgimento. Con il suo camper viaggia per l'Europa insieme a Franco Zecchin, spesso con Josef Koudelka.


Franco Zecchin, Letizia Battaglia, Josef Koudelka. Palermo 1980
Foto di SYlvia Plachy


L'esperienza fotografica ha segnato profondamente Letizia Battaglia, che vuole contribuire al riscatto della sua terra. Decide così di impegnarsi direttamente in politica politica e viene eletta consigliere comunale nelle liste dei Verdi. Subito dopo, nasce la nuova giunta con a sindaco Leoluca Orlando e Letizia Battaglia diventa assessore alla Vivibilità urbana. Sono gli anni della cosiddetta Primavera di Palermo, durante i quali lo stesso Orlano dà vita al movimento politico La Rete: anni fra i più esaltanti nella vita della fotografa, di impegno generoso e fattivo al servizio della sua città. Nel 1990 viene eletta deputato regionale, ma la sua bella avventura politica è destinata tristemente a concludersi tra i banchi dell'opposizione.
Nel 1992 fonda la casa editrice Le Edizioni della Battaglia, nata per ospitare scritti sulla mafia. Successivamente pubblicherà anche collane dedicate alla poesia, al Sud del mondo, al cinema.
Torna alla fotografia. Ma il giornale L'Ora non c'è più. Quindi altre foto, altre storie...
Dal 2000 al 2003 dirige la rivista bimestrale realizzata da donne Mezzocielo, nata nel 1991 da una sua idea e della quale continua a occuparsi. Per un paio d’anni si trasferisce a Parigi, delusa per il cambiamento del clima sociale e politico, ma nel 2005 torna nella sua Palermo.
Letizia Battaglia è stata la prima donna europea a ricevere nel 1985 a a New York, ex aequo con l'americana Donna Ferrato, l’ Eugene Smith Grant. Seguiranno altri importanti riconoscimenti: nel 1986 il New York Times Award, nel 1999 a San Francisco il Mother Johnson Achievement for Life; nel 2007, in Germania, il Dr. Erich Salomon Preis e nel 2009, ancora a New York, il Cornell Capa Infinity Award. Al conferimento di questi prestigiosi premi internazionali si accompagna, negli ultimi anni, una sempre più intensa e qualificata attività espositiva.
Fra i suoi libri pubblicati in Italia, si ricordano: Siciliana (testi di Giovanna Calvenzi, Claudio Fava, Michele Perriera), Belvedere Electa, 2006; Passione, Giustizia. Libertà (testi di Alexander Stille, Renate Siebert, Roberto Scarpinato, Leoluca Orlando, Simona Mafai, Melissa Harris, Angela Casiglia Battaglia), Federico Motta Editore, 1999; Dovere di cronaca (con Franco Zecchin), Peliti, 2006.
In queste settimane, fino al prossimo 9 gennaio, è presente anche alla Triennale di Milano -insieme fra gli altri all’amata Diane Arbus, nell’ambito della mostra Immagini inquietanti, curata da Germano Celant e Melissa Harris.

Il libro
Giovanna Calvenzi Letizia Battaglia. Sulle ferite dei suoi sogni, Bruno Mondadori, 2010, pagg. 192, € 17,00.
Testi di: Giovanna Calvenzi, Santi Caleca, Alberto Roveri, Franco Zecchin, Giuseppe Di Piazza, Simona Mafai, Sergio Di Giorgi, Giovanni Sollima, Leoluca Orlando, Giovanni Senzani, Donna Ferrato, Melissa Harris, Anna Winand, MariaChiara Di Trapani, Letizia Battaglia.



«È capitato che abbia fatto per molti anni la fotografa e che fare la fotografa mi piaccia tanto, ma sicuramente potrei rinunciare a farlo per andarmene davanti al mare e vivere senza più fare niente.»
Giovanna Calvenzi, photo editor di “Sport Week”, insegna Storia della fotografia e Linguaggio fotografico al Centro Riccardo Bauer di Milano e al Master in Editoria alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna. Ha collaborato alla realizzazione di mostre e libri fotografi ci e svolge un’intensa attività di ricerca sulla fotografia contemporanea.


s.t. foto libreria galleria

via degli ombrellari, 25
Roma 00193
t/f +39 0664760105
info@stsenzatitolo.it
www.stsenzatitolo.it


Fonte: www.stsenzatitolo.it




domenica 12 dicembre 2010

Nasce siamotuttigiornalisti.org

Pochi mesi fa è nato il primo polo editoriale italiano che adotta il modello di wikipedia: ognuno può contribuire a migliorare la qualità dell’informazione in piena libertà.



www.siamotuttigiornalisti.org offre a chiunque la possibilità:

  • di poter disporre di una panoramica di tutti i principali mezzi di informazione italiani e stranieri
  • di poter accedere a tutti i contenuti del sito per poter usufruire di un'informazione il più possibile libera da condizionamenti politici o da interessi economico-finanziari
  • di pubblicare liberamente contenuti (notizie, opinioni, articoli, studi, interviste, testimonianze, casi emblematici) e di commentarli, contenuti che possono consistere in contributi di servizio, di denuncia, di conoscenza, di stimolo alla crescita del paese, etc. Contenuti mai banali che tendono ad illuminare gli avvenimenti
  • di evidenziare, qualora occorra, le manipolazioni a cui spesso le notizie vengono sottoposte
  • inoltre di organizzare eventi, lanciare campagne di opinione, aprire dibattiti, lanciare sondaggi, porre domande ai politici, allegare documenti, segnalare altri siti o indicare riferimenti bibliografici, suggerire nuovi contenuti, proporre miglioramenti.

I principi ispiratori che sono alla base dell'iniziativa sono sostanzialmente due:

  • La "notizia" é patrimonio di tutti e quindi tutti sono chiamati a contribuire alla sua formazione e al suo controllo. Da qui il titolo "SiamoTuttiGiornalisti"
  • Il sito appartiene a chiunque contribuisca ad arricchirlo di contenuti e/o a sostenerlo sia economicamente che con il proprio lavoro. Ognuno godrà di una "compartecipazione" la cui quota sarà misurata sulla base del proprio coinvolgimento
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