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Visualizzazione post con etichetta mostre ed eventi fotografici a Modena. Mostra tutti i post
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mercoledì 9 maggio 2012

Workshop di Fotografia Istantanea Modena - 22 maggio 2012

martedì 1 maggio 2012

Workshop di Fotografia Istantanea Modena - 22 maggio 2012

mercoledì 22 febbraio 2012

GALLERIA MIES MODENA Paolo Gualdi RetinicheVisioni Fuori dagli occhi, una contro-cultura istintiva - Modena - fino al 10 marzo 2012

GALLERIA MIES MODENA
Paolo Gualdi RetinicheVisioni
Fuori dagli occhi, una contro-cultura istintiva
La Galleria MiES di Modena inaugura la stagione 2012 con l’obbiettivo di coinvolgere un pubblico eterogeneo e giovane, con l’impegno di valorizzare sia artisti emergenti che di caratura internazionale presenti sul territorio.
L’occasione si presenta ospitando  fino al 10 marzo 2012: Paolo Gualdi, fotografo, scenografo e art director; dopo quasi vent’anni (1989-2007) in cui nel suo lavoro vi era come una sorta di separazione fra opere temporanee poste all’aperto, ed istallazioni legate alla sua attività di tour musicali, teatrali, convention, spettacoli di piazza ed eventi.
Le sue immagini sono servite come scenografie, proiezioni scenografiche per centinaia di spettacoli come: “Il Cavaliere dell’Intelletto”, opera teatrale di Franco Battiato, Cattedrale di Palermo, Settembre 1994, “Enzo Re”, spettacolo teatrale per la regia di Arnaldo Picchi, con testo di R. Roversi, rappresentato in Piazza S. Stefano a Bologna in occasione di: Bologna Capitale della Cultura del 1998. Oppure “La Boheme”, al 49° Festival Pucciniano di Torre del Lago nel 2003, con le scenografie di Jean Michel Folon e il Tour mondiale del maggio 2005 di “Luciano Pavarotti”. Ora il lavoro di Gualdi si cala in una dimensione destinata a musei e gallerie, una interfaccia tra lo spettatore/ visitatore e l’artista quale produttore di significati. In questi anni la fotografia ritorna ad essere una dei principali interessi della sua professione e vita.
Retiniche Visioni, armoniche e speculari, sottendono una capacità di avanzare oltre il reale. Disposte in sequenze progressive, riordinate, rivelano il movimento dei personaggi nelle stratificazioni come deposito di immagini memoriali; qui si scansiona soprattutto materia, non certo il lato visivo del visibile. Questa nuova opera prima, generata dal lungo corso di Paolo Gualdi, è per lui come una introspezione, un nuovo incontro con la visione, un girar pagina e ritrovare una strada, un percorso che per molti anni è stato celato. Una impressione retinica capovolta, si ricompone, misteriosa come una visione ancora partizionata, nella sua dimensione concettuale, neurologica, anticipativa di frammenti ed istanti: totale.
Una nuova geografia, una mappatura del reale mutuato dal linguaggio del fotosensibile, esprime l’umano; svela l’anima come rilievo di corteccia, un interrotto “flusso” frenetico mentale che è lo smembramento come base e riduzione alla base di un processo di costruzione d’ordine complessivamente risolto. Una idealità insolita: [Po’littico Femminile] composto oltre il reale per il reale da queste 1000 parti di... Isa, Dony, Elisa, Jaya, Laura, Amina, Silvy. Costruzione di infinite altre immagini, attraverso una de-materializzazione di massima tensione simbolica, liberate nella loro sincopata composizione e svelate della lentezza dello sguardo.
Una pluralità di percorsi, sorretti da una accresciuta consapevolezza critica, portano le idee in primo piano, con alcuni falsi movimenti mostrano quello che non c’è, oltre a cosa è accaduto, sequenze rimaste come carezze ricordate, o come testimonianze crude di luoghi e fatti anche violenti, sguardi su verità nascoste. Finestre del Tibet e Le lampadine di Damasco si animano di luci e di movimenti con scarsi elementi per suggerire le varie situazioni, qualche riferimento con l'attuale, evitando una attualizzazione troppo limitativa. Una finestra sul cosmo, dove le immagini solidarizzano legami costitutivi che accompagneranno il viaggiatore.
Una fabbrica della figurazione anche a base di elementi viventi genera da un lato un’umanità frammentata e un’ossessione di idosincrasia con i tratti caricaturali. Dall’altro una elaborazione metonimica delle fratture sociali, dove anche il corpo a frammenti non è quindi molto diverso dai pezzi di corpo o dal fare a pezzi il mondo. Un interessante contrappunto frutto di una controcultura istintiva e viscerale, abile a muoversi fra i linguaggi e media, si trova ora nella posizione ideale per indagare e interpretare il mondo osservato in cui intervene e da cui proviene, con un realismo fortemente radicale. Esistono categorie per tutto ma ogni tentativo di definirne con certezza i contorni vanifica la sua intenzione risolutiva, dove regnano: silenzio, essenzialità, vastità, luce, immobilità apparente; un ipertesto che vuole lavorare su questa idea della rappresentazione non come tessuto ma come corpo, quindi come proiezione di un organismo vivente.
Una vera contaminazione tra diversi media e diversi campi di lavoro producono  una istantaneità intuitiva. Apparentemente inserito all’interno dal dichiarato intento di “previsualizzazione” sia anologico che digitale, è invece la matrice funzionale archetipica del lavoro a segnalare l’orientamento della ripresa fotografica da dettaglio caleidoscopico. La costruzione apparentemente fragile, delicatamente capace di colpire l’animo dell’osservatore con nitidezza, evita terreni già battuti. Fragilità umana che invece di rivolgersi all’occhio, alla percezione visiva, fa riferimento alla mente, al modo in cui si pensa qualcosa, come una persona/specchio si rivolge all’individualismo e al comportamento, con alcuni affondi nella carne e nelle idee isolate,
“i tuoi passi rincorrono ciò che non si trova fuori dagli occhi, ma dentro”
(Italo Calvino). 
Info e ufficio stampa:
ufficiostampa@galleriamies.it
www.galleriamies.it
Mob +39.338 3237074
Inaugurazione mostra - sabato 21 gennaio 2012 ore 18,00 alla presenza dell’ artista in galleria. 

Galleria MiES Piazzetta Dè Servi, 44/a Modena Tel. +39.059 235395 Mob +39.338 3237074 

info@galleriamies.it - www.galleriamies.it lun,mer,ven e sab 10.00-13.00 e 16.00-19.30 dom. 
su appuntamento 

www.retinichevisioni.it 
Copyright
Le immagini il nome e i marchi riprodotti sono di proprietà dagli autori e sono state concesse agli organizzatori dell'evento per le esigenze legate alla stesso. Possono pertanto essere "scaricate" o utilizzate solo al fine di corredare pubblicazioni servizi, articoli e segnalazioni inerenti l'iniziativa cui si riferiscono. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di legge
Fonte: http://infomostreitalia

mercoledì 18 gennaio 2012

Mario Cresci - Carpi (MO) fino al 29 gennaio 2012

 29 gennaio 2012 Mario Cresci - Carpi (MO)


Palazzo dei Pio torna a essere per la terza volta sede di importanti rassegne dedicate all’opera di artisti che hanno fatto la storia della fotografia contemporanea, dopo le mostre Beppe Lopetrone: moda e celebritàe Olivo Barbieri: opere scelte 1978-2010. La mostra presenta un’ampia serie di opere fotografiche inedite di Mario Cresci, frutto di un lavoro di ricerca che nasce dal territorio, da Palazzo dei Pio e dalla città di Carpi. Continui rimandi fra l’architettura del palazzo e gli oggetti che esso custodisce della cultura e della storia carpigiana, creano un gioco di forme, una mappatura di geometrie e di segni, che pongono l’attenzione su aspetti culturali del territorio in cui l’artista lavora.

Mario Cresci (Chiavari, 1942) è uno dei protagonisti più interessanti della ricerca fotografica italiana degli ultimi decenni. Fin dalla fine degli anni Sessanta sviluppa un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione. Il suo lavoro più recente riesce a fondere l’approccio rigoroso, ma anche ludico e dissacratorio, tipico dell’avanguardia italiana degli anni Settanta, a una fervente capacità sperimentale e alla volontà di rendere parte integrante del suo lavoro gli spazi e i luoghi in cui lavora, in linea con una certa tradizione di arte concettuale.

Proprio da questa volontà di sperimentazione nasce il progetto espositivo di Palazzo dei Pio. La mostra si pone infatti come un momento di indagine nell’ambito della percezione stessa del museo e della sua funzione spazio-temporale. Entrare nei luoghi di cultura significa per Cresci penetrare nei meccanismi storico-culturali che li circondano e appropriarsene attraverso la restituzione di immagini e forme astratte che hanno comunque una stretta corrispondenza con il reale.

La mostra è accompagnata da un prestigioso libro d’artista bilingue contenente tutte le opere in mostra, un testo critico e vari approfondimenti del curatore della mostra Luca Panaro. La pubblicazione è edita da APM Edizioni e distribuita nei migliori bookshop.

La mostra è realizzata grazie all’impegno del Comune di Carpi, del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI, di Twin-Set Simona Barbieri e di Nuovagrafica.

MARIO CRESCI Dentro le cose
a cura di Luca Panaro
3 dicembre 2011 - 29 gennaio 2012
Palazzo dei Pio, Loggia di 1° ordine
Piazza dei Martiri 68, Carpi (MO)
www.mariocrescidentrolecose.it

Organizzazione: Comune di Carpi, Palazzo dei Pio, Gruppo Fotografico Grandangolo BFI
Sponsor: Twin-Set Simona Barbieri, Nuovagrafica
Con il contributo di: Ilford
Sponsor tecnico: Eidos
Con il patrocinio di: Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Provincia di Modena, Regione Emilia Romagna, FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche)
In collaborazione con: Unipol Assicurazioni, Assicoop, Litoweb

Orari di apertura: venerdì, sabato e festivi 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00;
dal martedì al giovedì 10.00 – 13.00 (solo su appuntamento); chiuso 25 dicembre, 31dicembre (solo pomeriggio) e 1° gennaio; sabato 3 dicembre apertura straordinaria fino alle 24
Ingresso: intero € 5; ridotto € 3 (valido per l’ingresso al museo)
Informazioni: tel. 059 649955; e-mail musei@carpidiem.it

Ufficio stampa
AGENZIA04
via Brugnoli 19/C Bologna
tel. 333 1925421
press@agenzia04.com


venerdì 30 settembre 2011

Mostra fotografica "La Natura è il mio Regno" di Ansel Adams a Modena - fino al 29 gennaio 2012

Fino al 29 gennaio 2012 a Modena, presso l'ex Ospedale Sant'Agostino, sarà allestita la mostra fotografica dal titolo "La Natura è il mio Regno", dedicata al grande Ansel Adams, il padre del famoso sistema zonale per la fotografia bianconero.
E' promossa da Fondazione Fotografia ed a cura di Filippo Maggia.

La mostra durerà fino al 29 gennaio 2012 e presenterà 70 fotografie del maestro statunitense alle prese con uno dei suo soggetti prediletti di sempre, ovvero il Parco Nazionale Yosemite. La selezione delle immagini è frutto della collaborazione con l’Ansel Adams Trust, una istituzione californiana che si occupa della tutela dell'opera dell'artista.
Il filo conduttore degli scatti scelti è proprio l'amore ed il rapporto artistico con la natura che ha portato la fotografia di Adams ad elevarsi ad icona immortale della fotografia naturalistica e paesaggistica.

In galleria potete pregustare alcuni scatti del maestro; una selezione degli scatti della mostra modenese.

ANSEL ADAMS
Nature is my Kingdom - La Natura è il mio Regno

Fino al 29 gennaio 2012

Ex Ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino 228, Modena

Dopo il successo riscontrato dalla retrospettiva su Daido Moriyama nel 2010, anche quest’anno Fondazione Fotografia ha scelto di aprire la stagione espositiva con un’approfondita ricognizione su un autore internazionale: il grande maestro statunitense Ansel Adams (1902-1984), considerato uno dei pilastri della fotografia americana, celebre per le sue foto di paesaggi realizzate nei parchi nazionali e per la perfezione delle sue stampe in bianco e nero. Si tratta della prima grande mostra interamente riservata ad Adams nel nostro Paese e certamente di una tra le più rilevanti anche in ambito europeo. La selezione è frutto della collaborazione con l’Ansel Adams Trust, istituzione californiana che tutela l’opera dell’artista, e comprende oltre 70 fotografie - solo stampe vintage originali, realizzate dallo stesso Adams -, provenienti da musei internazionali, collezionisti privati e prestigiose gallerie americane.

“Le opere sono state scelte ad una ad una con estrema accuratezza, cercando di individuare il meglio della produzione del fotografo americano – commenta Filippo Maggia -. Il filo conduttore della ricerca è stato l’intenso rapporto di Adams con la natura, che trova una sintesi finale nella sua scelta ambientalista. Nell’esposizione modenese spiccano alcuni capolavori assoluti, come le celebri Moon and Half Dome e Moonrise, accanto ad altre immagini di qualità eccezionale e pressoché inedite per l’Italia, la metà delle quali sono importanti per la loro modernità, a lungo sottovalutata in favore dei grandi e maestosi paesaggi. Tutto ciò concorre a rendere la retrospettiva di Modena un evento davvero unico e prezioso”.

Tra le opere più significative in mostra segnaliamo due murals di grandi dimensioni, Half Dome, Merced River e Monument Valley, accanto a piccoli gioielli come Rapids Below Veronal Falls, stampata nel 1948, e Winter Yosemite Valley, stampata nel 1940.

Nato e vissuto per la maggior parte della sua vita a San Francisco, Ansel Adams scoprì in gioventù il Parco Nazionale Yosemite; iniziò a fotografarlo con la sua prima macchina, una Kodak Brownie regalatagli dal padre, e poi non lo abbandonò più, facendone il soggetto di una vita. Nel 1932 fondò insieme a Imogen Cunningham e Edward Weston il gruppo f/64, promotore di un linguaggio fotografico improntato alla purezza e al modernismo. Nell’ultima parte della sua vita si dedicò all’insegnamento e scrisse numerosi manuali di tecnica fotografica, raccogliendo molti nuovi proseliti intorno alla fotografia. Grande sostenitore dell’organizzazione Sierra Club, divenne uno dei piu noti ambientalisti d’America. Il suo costante impegno fotografico a diretto contatto con la grande natura della West Coast americana gli è valso, a due anni dalla scomparsa, un significativo riconoscimento pubblico. L’American Board of Geographic Names ha dedicato a Ansel Adams una delle più alte vette della Yosemite National Park, la riserva all’interno della quale lo stesso fotografo svolse una gran parte del proprio lavoro: la geografia statunitense comprende ora anche l’Ansel Adams Mount, testimonianza eterna del suo grande impegno e amore in difesa della natura.
































venerdì 12 agosto 2011

SPECIAL_edizione 2011 programma di acquisizioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena riservato ai giovani artisti italiani - fino al 07/1/11

SPECIAL_edizione 2011
programma di acquisizioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena riservato ai giovani artisti italiani

Special 2011

Special è un programma di acquisizioni dedicato ai giovani artisti italiani, nato allo scopo di promuovere i giovani talenti del nostro Paese e di sostenere le ricerche artistiche nel campo della fotografia e dell’immagine. Attraverso uno specifico bando vengono periodicamente selezionati i lavori di alcuni giovani artisti per la collezione di fotografia italiana contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, successivamente presentati al pubblico nel programma espositivo di Fondazione Fotografia.

E’ aperto fino al 7 ottobre 2011 il nuovo bando Special, volto a selezionare i progetti inediti di tre giovani artisti italiani che lavorano con il linguaggio delle immagini (fotografia, video, film e video-installazioni). Requisiti necessari per la partecipazione sono la residenza nel territorio italiano, una comprovata esperienza in campo artistico e l’età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Dei tre premi previsti per l’anno 2011, almeno uno verrà assegnato a un artista residente in Emilia Romagna, previa valutazione della qualità del lavoro presentato e dei requisiti necessari alla partecipazione.

>> Scarica il bando completo SPECIAL_edizione2011

PER INFORMAZIONI
Fondazione Fotografia
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Via Emilia Centro 283, 41121 Modena
Tel 059 239888 – fax 059 4270357
segreteria@mostre.fondazione-crmo.it

domenica 17 aprile 2011

Modena capitale della fotografia contemporanea - ex ospedale Sant’Agostino di Modena la mostra QUATTRO - fino al 5 giugno 2011

La mostra presenta oltre 70 opere, parte delle quali entrate a far parte della collezione di fotografia della Fondazione. L’a llestimento è arricchito inoltre da alcuni prestiti significativi, appositamente individuati dagli artisti per l’occasione. In mostra compaiono immagini che hanno segnato la storia della fotografia italiana, come quelle di Vittore Fossati esposte nella celebre rassegna del 1984 “Viaggio in Italia”, o che hanno dettato l’inizio di una lunga carriera, come i Flippers di Olivo Barbieri, o ancora fotografie che nel tempo si sono sapute imporre come punti di riferimento per specifici ambiti di ricerca, come il complesso lavoro di Guido Guidi sui luoghi marginali o l’indagine seriale di Walter Niedermayr sulle trasformazioni del paesaggio alpino.


Olivo Barbieri (Carpi, 1954) è rappresentato da due serie di opere che illustrano gli esordi della sua carriera. Flippers, realizzata nel 1977 all’interno di una fabbrica di assemblaggio di pinball machine abbandonata e distrutta, è il primo progetto esposto da Barbieri, che debuttò nel 1978 alla Galleria Civica di Modena con un testo di presentazione di Franco Vaccari. Smembrati e privati della loro funzione originaria, i flippers agiscono come deposito della cultura e dell’immaginario di un’intera epoca, cristallizzando autentiche icone come i Beatles e i Rolling Stones, la fantascienza e l’epopea del Far West. A fianco di esse, sono esposte fotografie realizzate qualche anno più tardi, che testimoniano il confluire dell’interesse dell’artista verso una nuova rappresentazione del paesaggio. In linea con la necessità, all’epoca molto sentita, di un rinnovamento dello sguardo, Barbieri indaga realtà periferiche del territorio italiano e francese, entro cui ritrae soggetti minimi e raccoglie frammenti di quotidianità.


Figura cardine della fotografia italiana contemporanea, Guido Guidi (Cesena, 1941) è stato tra i primi, in Italia, a fotografare il paesaggio marginale e anti-spettacolare della provincia. Le ricerche avviate negli anni Settanta sull’edilizia spontanea della Romagna orientale (1971-72), o sulla Strada Romea (1975-90) - che collega Cesena, la sua città, a Venezia, dove studiava e oggi insegna -, o quelle successive sulle aree industriali di Porto Marghera e Ravenna (1983-97) o sui paesaggi “interposti” tra i centri urbani europei (1993-96) si concentrano su luoghi liminari, familiari al fotografo, e condividono un carattere aperto e interrogativo. La selezione esposta nella mostra Quattro comprende i lavori di Porto Marghera, le ricognizioni su una cava di inerti sul Monte Grappa, immagini tratte dalla serie “Rimini Nord” e quelle scattate nel 1989 a Gibellina. Per queste ultime lo sguardo del fotografo cesenate è stato paragonato a quello di un archeologo: il lavoro da lui condotto negli anni è un’operazione di scavo stratigrafico, grazie alla quale, senza imporre idee preconcette, raccoglie sistematicamente i segni del passato e del presente.

Vittore Fossati (Alessandria, 1954) si è avvicinato alla fotografia alla fine degli anni Settanta, strutturando la sua ricerca sul significato stesso del guardare e sui meccanismi visivi che determinano il nostro approccio alla realtà e modulano al contempo la lettura che ne riportiamo. Spesso rivolte al paesaggio – allestito oppure “trovato” – le sue immagini svelano collegamenti e rimandi inattesi, in un dialogo tra elementi che, accostati e riordinati attraverso la fotografia, danno luogo a nuovi percorsi possibili. All’interno della mostra Quattro l’opera di Fossati sarà rappresentata da immagini tratte dalle serie “Belle Arti”, “Appunti per una fotografia di paesaggio” e “Viaggio in Italia”: da quest’u ltima, in particolare, sarà riproposta la celebre fotografia del 1981, Oviglio, Alessandria, nella quale un arcobaleno domina un paesaggio di campagna e contribuisce a costruire lo schema prospettico della scena. La fotografia fu pubblicata sul catalogo del progetto di Luigi Ghirri, Gianni Leone ed Enzo Velati “Viaggio in Italia”, in apertura della sezione intitolata “A perdita d’o cchio”. Nell’opera di Fossati, infatti, il senso dell’infinito è molto presente: motivi ricorrenti sono l’acqua dei fiumi che scorre e disegna la terra; gli alberi e i loro rami, incaricati di guidare lo sguardo più lontano, congiungere elementi e piani del paesaggio fra loro non comunicanti; il cielo di azzurri sempre diversi, l’a rcobaleno.
Nucleo centrale dell’esposizione – una sorta di mostra nella mostra - è una serie di oltre 20 opere fotografiche di grande formato di Walter Niedermayr (Bolzano 1952), affiancate da una selezione di video dell’artista. Sin dagli anni Ottanta Niedermayr ha avviato un’ ampia indagine sull’interazione dell’uomo con l’ambiente montano osservando le profonde mutazioni subite dal territorio in seguito al crescente fenomeno del turismo di massa e dei suoi effetti - evidenti sia in termini di presenza umana che di costruzione di infrastrutture. All’apparenza spettacolari, le sue opere seriali creano nell’osservatore una sorta di disorientamento sollevando domande legate alla percezione visiva dello spazio, oltre che agli effetti dell’azione umana sulla natura. Le ultime ricerche dell’a rtista nell’ambito dell’indagine sul paesaggio alpino sono state affiancate da un nuovo importante capitolo, l’esplorazione del territorio iraniano. Nella serie realizzata in Iran (2005-2008) l’a rtista delinea l’immagine di un territorio ricco di fascino, dove i resti delle antiche culture convivono con i tratti di un Paese in trasformazione, che a partire dalla Rivoluzione islamica del 1979 ha assistito a un rapido sviluppo urbano, spesso influenzato dai modelli delle società occidentali.

Le acquisizioni del quarto nucleo di fotografie proseguono il percorso avviato da Fondazione Fotografia con la collezione italiana: quello di raccontare attraverso immagini fondamentali gli sviluppi della fotografia del nostro Paese. Attraverso le visioni dei quattro autori coinvolti, la mostra Quattro introduce differenti approcci al mezzo fotografico e, attraverso di esso, alla realtà contemporanea.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue a cura di Claudia Fini e Francesca Lazzarini, edito da Skira, che raccoglie le opere entrate in collezione, introdotte da un testo critico e da biografie e introduzioni per ogni artista. Per il nucleo di immagini di Walter Niedermayr è previsto anche un volume specifico, sempre edito da Skira, che offrirà un ulteriore strumento di approfondimento. Per il numero e la rappresentatività delle immagini, la sezione riservata a Niedermayr all’interno della mostra Quattro può essere considerata una personale dell’artista: è destinata infatti a transitare anche al di fuori del territorio nazionale, nell’ambito della programmazione di importanti musei europei.


Fonte: gazzetta di modena