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sabato 24 dicembre 2011
venerdì 23 dicembre 2011
Come ti trasformo la bidonville - New York fino al 9 gennaio 2012
Come ti trasformo la bidonville
Sette miliardi di persone abitano il mondo, di queste quasi un miliardo vive in baraccopoli o ambienti urbani o semirurali fortemente degradati: conglomerati insicuri, insalubri, inquinati, ma anche pieni di vita e di cultura. Nel 2030, i 'dannati' della terra saranno due miliardi. Il progetto del Museo Cooper-Hewitt di New York 'Design with the Other 90%: CITIES 'presenta nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite sessanta soluzioni per altrettante situazioni, elaborate da designer, architetti e pianificatori urbani. Viabilità, accesso all'acqua, smaltimento dei rifiuti, trasporti, sistema scolastico, edilizia: ogni settore è rappresentato. In mostra sino al 9 gennaio 2012.
giovedì 22 dicembre 2011
"Dior Couture" - la storia di Dior nelle foto di Demarchelier
Dior Alta Moda, primavera-estate 2011. E' una delle ultime collezioni disegnate dall'inglese John Galliano prima del licenziamento dovuto alle sue intemperanze. ©Patrick Demarchelier
La storia di Dior nelle foto di Demarchelier
Una carrellata di abiti di Alta Moda, dal 1947 a oggi. A raccontarla il fotografo francese Patrick Demarchelier in un libro edito da Rizzoli: "Dior Couture" con un’introduzione dell'artista Jeff Koons. Le immagini rispecchiano una visione personale della casa di moda parigina e sono di forte impatto e modernità. Si comincia con il "New Look", con le gonne a corolla, la vita strizzata. Uno stile che diede nuova vitalità all'industria tessile francese, dopo gli stenti della seconda guerra mondiale. Dior morì a Montecatini nel 1957. Gli successe Yves Saint Laurent, suo assistente già da tre anni. Chiamato nel 1960 per il servizio militare, al suo rientro fondò la sua maison di cui sappiamo tutto. Lo scettro, a quel punto, passò a Marc Bohan che, con proposte misurate e chic, tenne la direzione creativa per trent'anni. Fu poi la volta di Gianfranco Ferré (dal 1989 al '96), straordinariamente amato dalle sarte dell'atelier di avenue Montaigne ma, a sorpresa, il suo lavoro non viene rappresentato da Demarchelier. Nel gennaio 1996 arrivò John Galliano e stupì con le sue scenografiche sfilate, per uscire di scena all'inizio di marzo del 2011 a causa di alcune 'sparate' antisemite. Attualmente la maison Dior attraversa una fase di transizione, aspettando la nuova nomina del Direttore creativo: Marc Jacobs è uno dei nomi pià accreditati.
mercoledì 21 dicembre 2011
"Half Life" l'ultimo libro di Michael Ackerman
Da New York a Berlino, alla riscoperta di Ackerman
Cimiteri abbandonati, vecchi caffè, distese ghicciate e industrie in disuso. "Half Life" è l'ultimo libro di Michael Ackerman. Gli scatti raccontano il suo viaggio in Europa alla ricerca delle proprie origini. In una sorta di "esilio" volontario, Ackerman, dell'agenzia Agence Vu' di Parigi, ripercorre la propria storia personale: da New York a Berlino, da Atlanta a Cracovia, passando per Katowice e la Slesia, Lodz, Varsavia. Nelle città ritrova luci, immagini e volti che sembrano arrivare dal tempo passato, carichi di angoscia e confusione. Per esplorare il senso e i contenuti del proprio lavoro, Michael Ackerman terrà un workshop a Napoli, dal 28 dicembre al 5 gennaio, curato da Obiettivo Granieri -
martedì 20 dicembre 2011
Il dietro le quinte del calendario Pirelli 2012
Un bellissimo dietro le quinte del calendario 2012 della Pirelli. Il fotografo quest'anno è un italiano, Mario Sorrenti.
Pietro Masturzo - LIBYA Shots Gallery, Bergamo fino al 28 gennaio 2012
Si è inaugurata il 3 dicembre 2011 alla Shots Gallery di Bergamo, LIBYA - una mostra tratta dal reportage realizzato da Pietro Masturzo durante la guerra contro il regime del Colonnello Gheddafi. Un estratto di 20 fotografie in bianco e nero raccontano i giorni di un paese in rivolta.
“Ho deciso di andare in Libia per lo stesso motivo per cui ho scelto di fare il fotoreporter: essere testimone oltre che narratore, essere dentro a ciò che cerco di raccontare … una guerra non è solo un confronto militare ma è anche e soprattutto paura, per chi la vive e per chi la racconta.”
Oggi Muhammar Gheddafi, per tutti semplicemente il colonnello, non c'é più: il 20 ottobre scorso i ribelli l'hanno prima catturato e poi ucciso dopo una lenta agonia, mandata in mondo visione grazie alle riprese realizzate con alcuni telefonini dai sui stessi assassini. Con la morte del Raìs finisce non solo una guerra. Finisce l'epoca di uno dei più controversi dittatori del mondo. Ora toccherà al Consiglio nazionale di Transizione libico, che all'indomani della morte di Gheddafi ha proclamato ufficialmente la liberazione del paese, dare un futuro democratico alla loro terra. É l'epilogo di un capitolo cominciato il 15 febbraio scorso attraverso le prime insurrezioni popolari, sulla scia di quanto avvenuto in quasi tutto il mondo arabo, in particolare in Tunisia ed in Egitto. La protesta, partita con una serie dimostrazioni pacifiche, è nata dal desiderio di un radicale cambiamento politico contro il regime del colonnello, salito al potere il 1º settembre 1969 dopo un colpo di stato. In pochi giorni la battaglia si é diffusa in tutto il paese. Gheddafi ha risposto con l'azione militare, la situazione è degenerata in conflitto armato il 10 marzo con il successivo intervento della Nato. Il resto é cronaca degli ultimi giorni.
" Pietro Masturzo ancora giovanissimo, ha vinto il World Press Photo Award con l'immagine della donna iraniana che immersa nella distesa dei tetti di Teheran lancia nella notte incombente il suo richiamo alla rivolta. Come ogni vero fotoreporter, non poteva mancare in Libia, per testimoniare questa guerra strana e sporca, misto di ribellione popolare e scontro tra tribù, intervento NATO e regolamento di conti. Le sue foto esprimono le slabbrature e le opacità del conflitto quasi fisicamente, con la superficie dei volti spesso graffiata dai vetri spezzati dietro cui s'intravedono, i ribelli e i civili immersi in un'atmosfera sospesa, pose oblique e surreali, una guerra – come tutte le guerre – che è essenzialmente disfacimento e distruzione del vecchio, e solo vaga premessa di un nuovo che è la pace a dover definire e che per questo resta incognito. Individui e folle che animano un dramma che a tratti li sovrasta, come i ribelli colti mentre puntano fissi e quasi attoniti i loro mitra verso il cielo vuoto, o il minuscolo miliziano che sventola la sua bandiera, pressoché invisibile nella scacchiera gigantesca della facciata in cemento di un palazzo come se ne trovano solo sotto il sole abbagliante del Nord-Africa. Una guerra-caos la cui valenza positiva, l'abbattimento di un regime che ha oppresso e intorpidito il paese per più di quarant'anni, rischia di dissolversi nelle rivalità tra bande politico-militari. Nelle foto di Masturzo si percepisce la miscela di euforia e smarrimento dei libici, la difficoltà di costruire una struttura civile nel grande vuoto del deserto con il suo cuore di petrolio. Sullo sfondo del mare di Bengasi, indifferente sotto la frusta del vento della notte." Dal testo critico di Oliviero Bergamini.
Pietro Masturzo, classe 1980, napoletano. Dopo aver ottenuto la laurea in Relazioni internazionali presso l'Università L'Orientale di Napoli, Pietro si trasferisce a vivere a Roma per approfondire lo studio della fotografia. Dal 2007 ha iniziato a lavorare come fotografo professionista con diverse agenzie di fotogiornalismo, pubblicando i suoi lavori sulle più importanti testate giornalistiche italiane. La sua fotografia scattata in Iran il 24 giugno 2009 "Sui tetti di Teheran" è stato premiata con il World Press Photo of the Year 2009“ ed il 1° premio nella categoria People in the News. La foto raffigura l'inizio di qualcosa, l'inizio di una grande storia- commenta il presidente della giuria del World Press Photo 2009, Ayperi Karabuda Ecer e aggiunge nuove prospettive alle notizie che ci arrivano quotidianamente. È una foto che colpisce sia visivamente che emotivamente. Ha seguito per La Stampa la rivolta egiziana di Piazza Tahrir, in Aprile è partito per La Libia. Dal 2011 è membro dell'agenzia On Off Picture.
Testo critico Oliviero Bergamini
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Shots Gallery sas
di Raffaella FerrariPiazzetta del Santuario dell'addolorata 2/d,
Borgo Santa Caterina
24121 - Bergamo - italia
0039+ 347.8141887
info@shotsgallery.it
www.shotsgallery.it
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