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mercoledì 10 agosto 2011

CONCORSO NATIONAL GEOGRAPHIC 2011 - fino al 31 agosto 2011

CONCORSO 2011 - IL REGOLAMENTO

Un estratto del regolamento utile per partecipare al Concorso 2011:


CHI PUÒ PARTECIPARE
Tutti i lettori di National Geographic Italia, tranne i dipendenti delle società facenti parte del Gruppo Espresso, i loro familiari e chiunque abbia un ruolo nel concorso.


CATEGORIE SENIOR
Le categorie del concorso riservate ai maggiorenni sono: Persone, Natura, Luoghi
Ciascun concorrente può partecipare con un massimo di 6 fotografie, distribuite a suo piacere nelle tre categorie.


CATEGORIA JUNIOR
Riservata ai giovani che, al 1° giugno 2011, abbiano compiuto 15 anni e non abbiano ancora compiuto i 18. Ciascun concorrente può partecipare con un massimo di 6 foto a tema libero (senza ritrarre volti riconoscibili).


COME PARTECIPARE AL CONCORSO
• Scegliete un massimo di sei fotografie da distribuire nelle tre categorie (Persone, Natura, Luoghi) se Senior, o a tema libero (foto di persone escluse) se Junior.
• Verificate che le vostre foto rispondano ai requisiti descritti di seguito.
• Ritagliate il coupon pubblicato sulla rivista, compilatelo integralmente in stampatello e apponetevi una firma leggibile. (Per i minorenni, il coupon dovrà essere sottoscritto da chi ne esercita la patria podestà). Attenzione: le fotografie inviate devono essere accompagnate dal modulo di partecipazione (coupon), pena l’esclusione dal concorso.
• Incollate il coupon originale su almeno una delle fotografie da inviare.
• Nel caso mandiate più di un’immagine e/o partecipiate a più di una categoria potete utilizzare fotocopie del coupon, anch’esse debitamente compilate e firmate, da applicare sulle ulteriori foto: ogni immagine dovrà comunque riportare sul retro un coupon correttamente compilato e sottoscritto.
• Spedite il tutto in busta chiusa a:
National Geographic Italia,
Concorso Fotografico
Via Cristoforo Colombo 90 - 00147 Roma.


L’invio di più immagini rispetto a quelle previste verrà sanzionato con l’esclusione .


SUPPORTI AMMESSI

Si accettano solo stampe, a colori o in bianco e nero.
Sono ammesse sia immagini scattate su pellicola (negativa o diapositiva), sia realizzate con apparecchi digitali. Non verranno accettate fotografie incorniciate o montate su telaio di alcun tipo (vetro, passe-partout, cartoncino, ecc.).
Non sono ammessi fotomontaggi, doppie esposizioni, solarizzazioni, filtri digitali o ritocchi digitali, salvo lievi correzioni di colore, contrasto o esposizione. Gli originali (file digitali o pellicola) dovranno essere a disposizione di NG per la pubblicazione. Le stampe non saranno restituite.


REQUISITI

Le fotografie non devono essere state premiate in altri concorsi inclusi quelli indetti da National Geographic e devono essere state scattate da non più di due anni al 1° giugno 2011. Le fotografie in cui compaiono persone riconoscibili devono essere corredate da liberatoria firmata, scaricabile qui.

Leggete il regolamento completo del concorso 2011 scaricando il PDF (cliccate qui)

martedì 9 agosto 2011

Dorothea Lange

Dorothea Lange (Hoboken, 26 maggio 1895 – San Francisco, 11 ottobre 1965) è stata una fotografa documentaria statunitense.

Nel 1902, a soli 7 anni, fu colpita da una grave forma di poliomielite, che le causò un difetto alla gamba destra. Dorothea Lange reagì al suo handicap con estrema motivazione, studiando fotografia a New York con Clarence White e collaborando con diversi studi, come quello, celebre, di Arnold Genthe.

Nel 1918 si spostò a San Francisco, aprendo un suo studio personale e diventando parte integrante della vita della città, fino alla morte. Proprio lì dove Genthe aveva costruito il suo successo, prima di spostarsi a New York, Dorothea Lange consolidò il suo futuro: sposò il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel (1925) e John (1928). Nel frattempo, complice il clima sociale di assoluto interesse documentaristico, andò per le strade a immortalare la misera realtà dei quartieri disagiati, aderendo formalmente al movimento della straight photography.

La sua capillare opera di ricognizione tra disoccupati e senzatetto della California suscitò le immediate attenzioni della Rural Resettlment Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi destinata, in seguito, a diventare l'FSA (Farm Security Administration). Tra il 1935 e il 1939, le venne commissionato un gran numero reportage, in special modo sulla condizione degli immigrati, dei braccianti e degli operai. Il 1935 fu anche l'anno in cui Dorothea divorziò da Dixon, sposando l'economista e docente universitario Paul Schuster Taylor. Taylor divenne l'uomo-chiave della sua attività professionale: ai reportage fotografici della moglie, Taylor contribuì con interviste, raccolte di dati e analisi statistiche.

Alcuni scatti di Dorothea Lange, grazie alla frequente pubblicazione dei suoi lavori nelle riviste dell'epoca, diventarono molto famosi. Su tutte, Migrant mother fu probabilmente quella che tutt'oggi viene considerata un'icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Owens Thompson, una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker). Esiste un curioso aneddoto circa questa fotografia: nello scatto originale, appare una mano in basso a destra, che però nella foto andata in diffusione di stampa è stata ritoccata.

Nel 1947 collaborò alla nascita dell'agenzia Magnum e nel 1952 fu tra i fondatori della rivista Aperture.

A causa delle cattive condizioni di salute in cui versò negli ultimi anni di vita, la sua attività subì una brusca battuta d'arresto. Morì a 70 anni per le conseguenze della poliomielite.

Qualche immagine:

L'icona della Lange, ma che essa stessa ha rinnegato: «Alcune cose che fai prendono vita propria, tagliano i ponti con chi le ha create»: malinconica e ormai malata, scriveva così della sua fotografia più celebre, la Madre migrante, la Madonna della Grande Depressione, simbolo e metafora dell’era rooseveltiana, chiedendo al MoMa di non includerla nella grande mostra retrospettiva che il museo le voleva dedicare (e che invece la incluse, ovviamente).

Una foto che lei non amava più tanto, e ancor meno l’amava la donna che vi compare, la signora Florence Owens Thompson che minacciò più volte di trascinare in tribunale la fotografa, non riconoscendosi in quell’immagine che ai suoi occhi parlava solo di miseria e deprivazione. Quando fu scattata, nel 1936, non diceva questo: Lange lavorava allora per la Fsa, agenzia del New Deal che soccorreva i contadini impoveriti dalla crisi, e quella foto come tutte aveva il compito di risvegliare le coscienze degli americani, di testimoniare la loro dignità e la determinazione malgrado tutte le avversità. Ma così funzionano le icone della storia della fotografia: per affermare se stesse come simboli universali devono negare il proprio oggetto contingente, stravolgerlo, estirparlo chiururgicamente dalla storia per incollarlo nel cielo incorrotto delle emozioni senza contraddizione, dei significati senza se e senza ma. (fonte: Fotocrazia di Michele Smargiassi)


lunedì 8 agosto 2011

James Nachtwey

James Nachtwey è nato a Syracuse, stato di New York, nel 1948 ed è cresciuto nel Massachusetts. Ha frequentato il Dartmouth College dal 1966 al 1970, dove ha studiato Storia dell'Arte e Scienze Politiche. È profondamente segnato, nella sua scelta di diventare fotografo, dalle immagini della guerra nel Vietnam e del movimento per i Diritti Civili. Ha cominciato a lavorare come fotogiornalista nel 1976 per un quotidiano locale del Nuovo Messico. Nel 1980 si trasferisce a New York dove comincia a lavorare come fotografo freelance. Nel 1981 Nachtwey ha svolto il suo primo incarico all'estero in Irlanda durante lo sciopero della fame di alcuni militanti dell'IRA. Da allora, Nachtwey ha dedicato sé stesso a documentare guerre e conflitti sociali. La sua attività di fotoreporter si è svolta in numerosi paesi quali El Salvador, Nicaragua, Guatemala, Libano, Cisgiordania(West Bank) e Gaza, Israele, Indonesia, Thailandia, India, Sri Lanka, Afghanistan, Filippine, Corea del Sud, Somalia, Sudan, Rwanda, Sudafrica, Russia, Bosnia, Cecenia, Kosovo, Romania, Brasile e Stati Uniti. Nachtwey lavora per il Time dal 1984, ha lavorato per l'agenzia Black Star dal 1980 al 1985 ed è stato membro della Magnum Photos dal 1986 al 2001. Nel 2001 è diventato uno dei membri fondatori dell'Agenzia VII.

Un interessante documentario su questo fotografo è "War Photographer" di Christian Frei, che lo ha seguito per un paio di anni.
molto interessante l'utilizzo di una telecamera montata sulla macchina fotografica di Nachtwey per simulare il suo stesso punto di vista.

Qualche immagine dell'autore:





























Qua il video de discorso che ha tenuto in occasione del Ted Prize:



domenica 7 agosto 2011

Apericorso - il corso di fotografia base a Torino preceduto da aperitivo dal 31 ottobre 2011



Dopo il successo delle precedenti edizioni, il DP Studio - Fotografie d'autore, con la collaborazione del CH4 Sporting Club e di Reflex Top Linea organizza un nuovo Apericorso di Fotografia di base, l'unico corso di fotografia preceduto da un ricco aperitivo!
E' un corso base di fotografia digitale tenuto da Marco Donatiello e si svolgerà presso il CH4 Sporting Club di Via Trofarello 10 a Torino.

Periodo dall'31 ottobre al 16 dicembre 2011
Orario: inizio aperitivo ore 19.30, corso ore 21.00 - 23.00

Argomenti trattati:

- Tecnica della fotografia
- Immagine digitale
- Composizione fotografica
- Fotografia digitale dopo lo scatto
- Uscita fotografica
- Analisi e presentazione lavoro svolto
- Mostra finale degli allievi

Quota, comprensiva di aperitivi e corso: 120€
Info e iscrizioni:
Marco Donatiello - DP Studio fotografico - Strada del portone, 31 - Torino
339/59.28.757
Email: iscrizioni@apericorso.com
Sito: www.apericorso.com

Biografia di Marco Donatiello:
E' nato ad Imperia, ma vive da anni a Torino. Ama la fotografia da sempre e sperimenta continuamente nuove soluzioni e stili. Predilige la ritrattistica e il reportage, in particolare quello sociale, attraverso il quale viene a contatto con persone e realtà diverse ed emozionanti. Dal 2007 ha trasformato la sua passione in attività professionale, aprendo uno studio fotografico nella sua città, il DP Studio - Fotografie d'autore -, per il quale ha scelto uno stile sobrio ed elegante, che fosse in grado di rispondere alle esigenze delle persone e delle aziende di cui si occupo e di trasmettere la professionalità che lo caratterizza.
E' un fotografo professionista membro del CPS (Canon Professional Service) e iscritto alla TAU VISUAL, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.
Considera la fotografia una vera e propria forma di arte e convoglia molte delle sue energie nell’aiutare a diffondere nel nostro paese la cultura fotografia che ancora è carente. Tiene numerosi corsi di fotografia di base e avanzati, di fotoritocco, workshop, fa parte di circoli e gruppi fotografici, organizza mostre fotografiche ed ha sempre progetti fotografici a lungo termine sui quali lavora per anni.
Il suo SITO
Il suo BLOG

sabato 6 agosto 2011

Splitscreen: A Love Story

Ieri vi abbiamo parlato di un gruppo di fotografi professionisti che hanno documentato un intero matrimonio con un iPhone 4!
Oggi invece vi facciamo vedere un bellissimo video, Splitscreen: A Love Story, realizzato con cellulari nokia N8 da James Griffiths, un geniale filmaker britannico.



venerdì 5 agosto 2011

Matrimonio ripreso con iPhone4


Quanti di noi possiedono un iPhone? Penso molti, ma credo ben pochi abbiano pensato di utlizzarlo come macchina fotografica per documentare un matrimonio!
In questo video potrete vedere un matrimonio (logicamente USA!) ripreso (foto e video) da un iPhone 4!
Valutate voi il risultato, sicuramente abbastanza piacevole!



giovedì 4 agosto 2011

Il fotoblog della settimana: Toni Thorimbert

Quest'oggi segnaliamo il blog di Toni Thorimbert.

Reporter, ritrattista, affermato fotografo di moda e art director, Toni Thorimbert inizia a fotografare giovanissimo, documentando le tensioni sociali degli anni settanta. Negli anni ottanta, la sua collaborazione ai migliori periodici dell’epoca è fondamentale per definire il nuovo standard visivo di quegli anni, mentre gli anni novanta segnano la sua maturità come autore e la sua consacrazione a livello internazionale con collaborazioni a Brutus, Details, Mademoiselle, Wallpaper e la realizzazione di prestigiose campagne pubblicitarie. Il suo lavoro è stato oggetto di numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Born in Lausanne (CH) Toni Thorimbert began his career in Italy in the mid seventies as a concerned reportage photographer. At the age of 20 he won his first award of exellence from the Italian Professional Photographers Association. In the ‘80 he contributed to define the image of top italian magazines such as Amica, Max and Italian Vanity Fair. In the mid ‘90 he began to export his work (and himself) overseas, shooting, among others, for Brutus, Wallpaper, Details and Mademoselle. His work has been shown around the world in solo and group exibitions.

mercoledì 3 agosto 2011

Kevin Carter

Tutti noi conosciamo quest'immagine:


Fu scattata da Kevin Carter, qua trovate un po' di informazioni su questo scatto.
Di seguito riportiamo un interessante documentario di Canal+ sulla vita del reporter sudafricano










Può un oggetto essere bello e orrendo allo stesso tempo? Può un’immagine raffigurare l’orrore ed essere dotata di un tremendo fascino ipnotico? Può coniugarsi la potenza di una descrizione con lo smarrimento dello spirito e con la perdita dell’umanità?

Era giovane Kevin, un ragazzo. E come tutti i giovani, sognava di salire sulla vetta del mondo. Ci è pure salito Kevin, in cima al mondo, ma quando si è ritrovato a contemplare, dal silenzio dell’altezza raggiunta, il baratro che lo circondava, specchio infranto del vuoto del suo spirito disperato, non ha resistito ed ha scelto il silenzio; quello assoluto e senza sottintesi della morte. Nella forma che riscatta dai delitti dello spirito o dalle ansie della volontà: il suicidio.

Kevin Carter è stato un giornalista. Il suo giornalismo non era fatto di parole, non dava adito ad interpretazioni e non concedeva nulla ai malintesi. Il suo era il giornalismo fatto con le immagini; quelle che l’obiettivo della sua macchina fotografica riusciva a fissare sull’emulsione della pellicola.
Era giovane, Kevin, l’abbiamo detto. Sudafricano di Johannesburg, nato nel 1960, in pieno regime di “apartheid”.
Ed era stato proprio in questo periodo che il giovane fotografo aveva iniziato a documentare le atrocità che gli uomini, in nome di “ideali superiori”, riuscivano a perpetrare su altri uomini; le brutalità che riuscivano a commettere, spinti più che da nuovi ideali, da antichi odi.

Lavorando al Johannesburg Star, Carter fu il primo a documentare, negli anni ottanta, la “necklacing execution” o supplizio del pneumatico. Una pratica di barbara brutalità con la quale si faceva ardere un pneumatico attorno al collo di un uomo.
Successivamente, sarebbe arrivato a dire di quelle orrende immagini: “Ero sconvolto vedendo cosa stavano facendo. Ero spaventato per quello che io stavo facendo. Ma poi le persone hanno iniziato a parlare di quelle immagini, così ho pensato che forse le mie azioni non fossero poi così cattive. Essere stato un testimone di qualcosa di così orribile non era necessariamente un male.”
Ma non furono queste immagini “urlanti” a determinare la sua fine, bensì un’immagine “silenziosa”. Non con uno schianto finirà il mondo, ma con un lamento, ci ricorda il poeta ed è con un sommesso lamento che è finito il mondo per Kevin Carter.
Probabilmente molti conoscono la foto che ha dato a questo fotografo, sia la fama planetaria che l’impossibilità di continuare a vivere. È una delle più potenti e spiritualmente devastanti immagini che si possano vedere. Una di quelle immagini che non vorremmo mai vedere e che dobbiamo invece vedere e ripassare davanti ai nostri occhi costantemente. Per non dimenticare. Mai.
La foto, scattata nel marzo 1993 in Sudan durante la guerra civile, fa vincere a Carter il Premio Pulitzer nel 1994, ma gli fa anche porre fine alla propria vita, appena tre mesi dopo. Tre mesi, solo in vetta al mondo, contemplando la propria disperata solitudine, raggiunto, nonostante l’altezza, dal biasimo che lo circondava, ma soprattutto da un flebile lamento che gli ricordava, come dice Hillman, che “la maggior parte dell’anima sta fuori dal corpo”. Poi, la fine, il silenzio, la pace per quell’anima sofferente e incapace di ritrovarsi, dopo l’incontro “irrisolto” con una piccola immensa creatura.

Kevin Carter muore suicida e molti interrogativi lo accompagnano nella tomba.
Una piccola bambina prostrata dagli stenti, indifesa, sofferente, rannicchiata su se stessa, presa di mira da un avvoltoio paziente e implacabile, ha fatto il giro del mondo per la sua forza devastante e per le critiche rivolte al suo autore, che è stato a lungo immobile a guardare la scena per scattare la fotografia migliore. Questa piccola splendida creatura è divenuta, per tutti noi, l’incubo diurno, la pasafrasi di un mondo che ha perso i valori della pietà, della compassione.

Si racconta che Carter udì un sommesso piagnucolio e vide una bambina che tentava di arrivare al centro di alimentazione (secondo alcune versioni, distante un chilometro). La inquadrò per fotografarla e nell’inquadratura apparve un avvoltoio. Lentamente, per non disturbare l’uccello, cercò la posizione migliore per scattare la foto.
Avrebbe raccontato lui stesso di avere atteso oltre venti minuti, sperando che l’avvoltoio non volasse via. Dopo aver scattato la foto, Carter scacciò l’animale ed abbandonò la bimba al proprio destino.

Il Premio Pulitzer diede a Carter fama mondiale, ma assieme ad essa sarebbero arrivati i fantasmi orrendi del rimorso.

Amici e colleghi si ponevano la fondamentale questione, sulla ragione che aveva impedito al fotografo di dare soccorso alla bimba della foto. “L’uomo che sa solo regolare il suo obiettivo per catturare la migliore inquadratura della sofferenza”, disse il St Petersburg Times, “può solo essere anch’esso un predatore, un altro avvoltoio sulla scena.”
Prostrato dai sensi di colpa e dalla depressione, incapace di ritrovare la propria umanità, Kevin Carter, si ucciderà il 27 luglio del 1994, a trentatre anni.
Lascerà scritto”Sono inseguito dai ricordi delle uccisioni, le torture, l’angoscia, il dolore dei bimbi affamati e feriti…”.

Non c’è alcuna morale in questa storia. Non si può trovare una morale nella cosa più immorale che l’uomo abbia inventato: la guerra. Cerchiamo solo di introdurre spunti di riflessione sui perché delle guerre. Sul perché si vada ancora per il mondo a distribuire dolore e morte e si vogliano spacciare questi crimini contro l’umanità, come “missioni di pace”. Perché si impieghino tecnologie costosissime per dare morte e sofferenza, invece che utilizzarle per portare soccorso agli ultimi, ai prostrati, ai derelitti, ai sofferenti. Perché si investano capitali immensi per creare strumenti di dolore, di sopraffazione, di sterminio. Perché tanta sottile perfidia e tanta sordida ipocrisia.

Era giovane Kevin e non ha avuto il tempo di invecchiare. Ha condiviso il destino della piccola e fragile creatura che ha immortalato in immagine. Forse un gesto, anche piccolo, avrebbe cambiato le sorti di entrambi. Ma l’assurdità della guerra è anche questa.

Fonte: ethocracy.net

martedì 2 agosto 2011

Endless Interestingness

Endless Interestingness è un sito creato da Mark Barcinski e Adrien Jeanjeanche è un muro in movimento di foto presenti su Flickr e selezionate per dare ispirazione o solo per piacere. Trovata una foto che ci piace basta cliccarci sopra per aprire la pagina di flickr contenente l'immagine stessa...
Da guardare assolutamente, molto interessante.

lunedì 1 agosto 2011

Gli occhi di Jodice sul Louvre - Parigi fino al 15 agosto 2011


Gli occhi di Jodice sul Louvre

© Mimmo Jodice - Musée du Louvre 2011

Gli occhi di Jodice sul Louvre

Fino al 15 agosto il grande maestro italiano della fotografia è protagonista di una mostra a Parigi. 'Gli occhi del Louvre', questo il titolo dell'esposizione, propone una serie di 60 immagini in bianco e nero realizzate ad hoc dal fotografo napoletano. Nei suoi scatti i volti dei quadri fotografati si alternano ai ritratti dei lavoratori del museo. Obiettivo dell'autore, non è solo quello di suggerire analogie tra i volti nelle opere d'arte e quelli di persone 'comuni' del presente, ma anche quello di ridare vita a figure scomparse, conferendo nel contempo un nuovo status ai contemporanei.

Gli occhi di Jodice sul Louvre

Gli occhi di Jodice sul LouvreGli occhi di Jodice sul LouvreGli occhi di Jodice sul Louvre

Fonte: L'espresso.it

Biografia dell'autore:

Mimmo Jodice (Napoli, 24 marzo 1934) è un fotografo italia
Nato nel Rione Sanità, si avvicina alla fotografia negli anni '50. Negli anni '60 le prime esposizioni con Lucio Amelio e le collaborazioni con, tra gli altri, Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Alberto Burri. Dal 1970 al 1994 ha insegnato fotografia all'Accademia di belle arti di Napoli. Nel 1970 la sua prima mostra nazionale Nudi dentro cartelle ermetiche alla galleria il Diaframma di Milano, con presentazione di Cesare Zavattini. Negli anni successivi si susseguono le mostre personali nei musei di tutto il mondo: Philadelphia Museum of Art 1995; Maison Européenne de la Photographie 1998; Museo di Capodimonte 1998; Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea 2000; Massachusetts College of Art and Design 2001; Moscow House of Photography 2004; Museu de Arte de São Paulo 2004; MART 2004. Nel 2001 la Galleria d'Arte Moderna di Torino gli ha dedicato un'esauriente Retrospettiva 1965/2000. Nel 2003 è il primo fotografo a ricevere il Premio "Antonio Feltrinelli" dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Nel 2006 l'Università Federico II di Napoli gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura.