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venerdì 15 luglio 2011

Rimini, fotografie di Marco Pesaresi . Milano fino al 18 settembre 2011



Marco Pesaresi

La mostra

Periodo
dal 24 giugno al 18 settembre 2011
Orario
tutti i giorni dalle 11 alle 21
Giovedì e Venerdì dalle 11alle 23
lunedì chiuso
Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro
Elenco delle riduzioni


“Pensare a Rimini. Rimini: una parola fatta di aste, di soldatini in fila. Non riesco a oggettivare. Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare. Lì la nostalgia si fa più limpida, specie il mare d’inverno, le creste bianche, il gran vento, come l’ho visto la prima volta”. Federico Fellini

Giovedì 23 giugno alle 18.30 inaugura, presso la Fondazione Forma per la Fotografia, la mostra Rimini, fotografie di Marco Pesaresi.
L’omaggio a una città, l’offerta struggente e appassionata che un figlio tributa alla sua terra, amata e detestata come ogni terra madre. La Romagna di Rimini è un territorio particolare, patria dello svago a tutti i costi, delle vacanze spensierate ed eccessive ma anche culla di valori e tradizioni rurali forti, di emozioni schiette, di un’affettività diffusa che si percepisce in ognuna di queste immagini.
Marco Pesarsi era un attento osservatore di queste zone. Ci era nato, le aveva esplorate, le aveva ritratte facendo della sua macchina fotografica il pretesto e il motivo per un racconto poetico e intimo: l’atto di amore che ogni figlio vorrebbe tributare a chi lo ha generato. La terra di Romagna, appunto. Rimini.
Apparso dieci anni fa, il lavoro di Pesaresi, vero talento della fotografia italiana, è stato un folgorante esempio di come con la fotografia si riesca ancora a parlare di se stessi e di ciò che “ci riguarda” in modo intenso e vero, fino a scarnificare le proprie sensazioni. A dieci anni dalla scomparsa di Marco e dalla pubblicazione del libro, Rimini resta un esempio di come si possa ancora parlare di Italia e di come certi lavori, certe visioni e certi autori, non dovremo scordarli mai.
Il libro Rimini, pubblicato da Contrasto, è arricchito da un testo di Federico Fellini.

Marco Pesaresi nasce a Rimini nel 1964. Dopo gli studi superiori, segue i corsi dell'Istituto Europeo di Design a Milano dove comincia la sua carriera di fotografo professionista. Nel 1990 entra a far parte di Contrasto e dopo aver trascorso molti anni tra Milano e Roma si stabilisce a Rimini.
Viaggia molto tra Africa e Europa e il suo interesse come fotografo si concentra soprattutto sui più complessi e difficili problemi sociali del nostro paese e della nostra società: l’immigrazione, la droga, l’emarginazione e il fenomeno della prostituzione. Documenta lungamente la vita notturna in Italia e all'estero raccontando momenti intimi e situazioni estreme. L’impegno e l’approfondimento di tali tematiche portano Marco Pesaresi a lavorare su grandi reportage fotografici,che lo vedono impegnato per molti mesi di seguito. Così nasce Underground, una ricognizione, in dieci diverse città del mondo, sulla vita delle metropolitane.
Così nasce anche il progetto sui Megastores, realizzato tra Giappone, Stati Uniti e Russia per documentare le nuove abitudini consumistiche di questi grandi paesi. L’ultimo lavoro di Pesaresi è un reportage in bianco e nero, su Rimini: uno struggente e malinconico ritratto della sua città natale, che diventerà un libro nel 2003 e presto, una mostra.
Le sue foto sono pubblicate regolarmente sulle principali testate internazionali come Panorama, Espresso, Geo, El País, Sette, The Independent, The Observer ed altre ancora. Espone ad Arles, nell’ambito dei Rencontres Internationales de la Photo, e a Perpignan, nell’edizione 1996 del Festival Visa pour l’Image e la sua mostra Underground gira molte città europee. Nel 1994 vince il Premio Linea d'Ombra. Il 22 dicembre 2001, in circostanze tragiche, Marco Pesaresi muore improvvisamente nella sua Rimini, dove aveva a lungo lavorato.

Per info: www.formafoto.it

giovedì 14 luglio 2011

Interiors - Personale di PAOLO NOVELLI - Brescia fino al 17 settembre 2011

PAOLO NOVELLI

Interiors


A cura di Arturo Carlo Quintavalle


Inaugurazione sabato 28 maggio ore 18, fino al 17 settembre 2011



Esterno giorno. Sole. Stai percorrendo in auto una strada che costeggia un lago lombardo. Ad un tratto imbocchi un tunnel, un vecchio e lungo tunnel, poco illuminato e con muri segnati dal tempo. Hai appena percorso qualche centinaia di metri ed ecco, d'improvviso, vedi qualcosa in mezzo alla strada. C’è qualcuno, in piedi, immobile (un pazzo probabilmente); è lì fermo: davanti a sé un cavalletto con una macchina fotografica ed è puntata verso la parete del tunnel.

L’individuo indugia a spostarsi perché sta scattando una fotografia analogica senza flash e quello scatto dura dagli 8 ai 16 secondi, e nella penombra della galleria ha impiegato non poco per ottenere una buona messa a fuoco; ecco l'hai quasi investito ma all'ultimo istante imbraccia il cavalletto e scompare nel buio.


Paolo Novelli ha realizzato così le fotografie della serie Interiors, per la prima volta esposte al pubblico in occasione di questa sua personale. Immagini in bianco e nero dove gli elementi si distinguono a fatica, dove i bianchi e i grigi sono le incrostazioni sulle superfici curve delle gallerie o i bagliori delle luci. Niente altro. Non sono riprese le auto in corsa o i bus di linea che percorrono gallerie coperte. L’ambiente è vuoto, scarno, lugubre.


Terza parte della “Trilogia della decadenza”, dopo la serie Vita brevis Ars longa (2002) e Grigio notte (2004), gli scatti di Interiors parlano dell’ossessione dell’uomo – e dell’artista – e la traducono, attraverso il rigore tecnico della fotografia, in visioni nitide e precise, in assenza di movimento, persone, cose. Gli elementi su cui Novelli si concentra sono il carattere evocativo e simbolico di questi interni.


Non si trovano prospettive geometriche o campi lunghi, il tunnel è qui inteso unicamente come spazio chiuso, senza uscita, angusto, simbolicamente teatro dei travagli interiori dell’uomo, luogo di conflitti, trasposizione di ciò che si consuma, anche inconsciamente, nel fisico e nell’animo umano.



In occasione della mostra viene presentato il libro Interiors con testi di Arturo Carlo Quintavalle e Massimo Minini.




La galleria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19.30; sabato dalle 15.30 alle 19.30.

Galleria Massimo Minini

Via Apollonio 68 – 25128 Brescia

tel. 030.383034 – fax 030.392446

info@galleriaminini.i

www.galleriaminini.it

mercoledì 13 luglio 2011

PHOTOAID CONTEST 2011/Archè “ANCHE TU FOTOREPORTER” fino al 18 settembre 2011

martedì 12 luglio 2011

Fotografia e fulmini....

Fotografare i fulmini è sempre un'emozione, ma è anche rischioso, come dimostra questo video...



Quindi, sempre prudenza e attenzione! ;)

lunedì 11 luglio 2011

Un ritratto in 4 anni e mezzo

Questa ragazza si è fotografata ogni giorno per più di 4 anni.
In questo video la condensazione degli scatti:




Il suo blog: www.clickflashwhirr.blogspot.com/

domenica 10 luglio 2011

CONCORSO NATIONAL GEOGRAPHIC 2011 - fino al 31 agosto 2011

CONCORSO 2011 - IL REGOLAMENTO

Un estratto del regolamento utile per partecipare al Concorso 2011:


CHI PUÒ PARTECIPARE
Tutti i lettori di National Geographic Italia, tranne i dipendenti delle società facenti parte del Gruppo Espresso, i loro familiari e chiunque abbia un ruolo nel concorso.


CATEGORIE SENIOR
Le categorie del concorso riservate ai maggiorenni sono: Persone, Natura, Luoghi
Ciascun concorrente può partecipare con un massimo di 6 fotografie, distribuite a suo piacere nelle tre categorie.


CATEGORIA JUNIOR
Riservata ai giovani che, al 1° giugno 2011, abbiano compiuto 15 anni e non abbiano ancora compiuto i 18. Ciascun concorrente può partecipare con un massimo di 6 foto a tema libero (senza ritrarre volti riconoscibili).


COME PARTECIPARE AL CONCORSO
• Scegliete un massimo di sei fotografie da distribuire nelle tre categorie (Persone, Natura, Luoghi) se Senior, o a tema libero (foto di persone escluse) se Junior.
• Verificate che le vostre foto rispondano ai requisiti descritti di seguito.
• Ritagliate il coupon pubblicato sulla rivista, compilatelo integralmente in stampatello e apponetevi una firma leggibile. (Per i minorenni, il coupon dovrà essere sottoscritto da chi ne esercita la patria podestà). Attenzione: le fotografie inviate devono essere accompagnate dal modulo di partecipazione (coupon), pena l’esclusione dal concorso.
• Incollate il coupon originale su almeno una delle fotografie da inviare.
• Nel caso mandiate più di un’immagine e/o partecipiate a più di una categoria potete utilizzare fotocopie del coupon, anch’esse debitamente compilate e firmate, da applicare sulle ulteriori foto: ogni immagine dovrà comunque riportare sul retro un coupon correttamente compilato e sottoscritto.
• Spedite il tutto in busta chiusa a:
National Geographic Italia,
Concorso Fotografico
Via Cristoforo Colombo 90 - 00147 Roma.


L’invio di più immagini rispetto a quelle previste verrà sanzionato con l’esclusione .


SUPPORTI AMMESSI

Si accettano solo stampe, a colori o in bianco e nero.
Sono ammesse sia immagini scattate su pellicola (negativa o diapositiva), sia realizzate con apparecchi digitali. Non verranno accettate fotografie incorniciate o montate su telaio di alcun tipo (vetro, passe-partout, cartoncino, ecc.).
Non sono ammessi fotomontaggi, doppie esposizioni, solarizzazioni, filtri digitali o ritocchi digitali, salvo lievi correzioni di colore, contrasto o esposizione. Gli originali (file digitali o pellicola) dovranno essere a disposizione di NG per la pubblicazione. Le stampe non saranno restituite.


REQUISITI

Le fotografie non devono essere state premiate in altri concorsi inclusi quelli indetti da National Geographic e devono essere state scattate da non più di due anni al 1° giugno 2011. Le fotografie in cui compaiono persone riconoscibili devono essere corredate da liberatoria firmata, scaricabile qui.

Leggete il regolamento completo del concorso 2011 scaricando il PDF (cliccate qui)

sabato 9 luglio 2011

Gli 8 segreti di Yuri Arcurs, il fotografo che vende più di tutti nel mondo

Un interessante articolo che spiega come vendere più fotografie nel settore del microstock.

Yuri Arcurs, è il fotografo di maggior successo al mondo: vende oltre 2 milioni di licenze di singole immagini all'anno (circa 2.000 al giorno). Tra i suoi clienti Time Magazine, MTV, Sony, MSN.com, Microsoft, Canon, Samsung, Hewlett Packard, Late Night Show, Scientific American, Der Spiegel, Manfrotto e molti altri.

Grazie al suo successo nel regno relativamente nuovo del microstock è stato votato come uno dei fotografi più influenti di questo decennio dalla rivista PDN.
Estremamente scrupoloso, Yuri recentemente è entrato a far parte di un piccolo gruppo di fotografi, selezionati con cura, sponsorizzato da Hasselblad.

Gli 8 punti:

1. Imparare a vedere ed inquadrare i vostri livelli percettivi

2. Pensa all'"icona"

3. Utilizzare gli stereotipi

4. Approfittate della natura umana di base

5. Evitare la composizione conservatrice

6. Istruire e dire "stop"

7. Essere eccessivamente produttivi

8. Non bisogna mai accontentarsi di niente di meno


Qua l'intero articolo.


venerdì 8 luglio 2011

Il giro del mondo di Jorge Luis Borges - Milano fino al 29 luglio 2011

Il giro del mondo di Jorge Luis Borges

Un percorso fotografico in cui ogni scatto rappresenta una tappa del lungo viaggio in giro per il mondo compiuto dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges: fino al 29 luglio la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, a Milano, ospita la mostra 'L’Atlante di Borges', promossa dalla città di Buenos Aires e della Fondazione internazionale Jorge Luis Borges. Dalla Grecia al Giappone, dalla Turchia alla Cina, dal Cairo a Puerto Rico, Borges appare spesso a fianco della moglie María Kodama, che gli ha permesso di continuare a “vedere” anche nell’ultima parte della sua vita, quand’era praticamente cieco. "Si tratta di 130 immagini che non pretendono d’avere un valore tecnico – spiegano gli organizzatori – ma che portano con sé la genuinità e la freschezza delle percezioni che Borges e María Kodama ricevettero nei loro viaggi e che permetteranno ai visitatori di incontrare nuovi significati nell’opera dello scrittore"

giovedì 7 luglio 2011

Rodtschenko, la rivoluzione della fotografia - Winterthur, fino al 14 agosto

Rodtschenko, la rivoluzione della fotografia

Rodtschenko, la rivoluzione della fotografia

Il Fotomuseum di Winterthur, dal 28 maggio al 14 agosto dedica una mostra all'artista russo, proponendo una selezione della sua opera fotografica, il cui motto era 'Il nostro dovere è quello di sperimentare'. Rodtschenko scrisse manifesti per promuovere il Costruttivismo nel mondo, adottandone gli elementi tipici nel linguaggio fotografico, destabilizzando l'uso delle diagonali, prediligendo contrasti stridenti, punti di vista obliqui e l'impiego di collage.

Biografia dell'autore:

Aleksandr Michajlovič Rodčenko (in russo Александр Михайлович Родченко) (San Pietroburgo, 23 novembre 1891 – Mosca, 3 dicembre 1956) è stato un pittore, fotografo e grafico russo.





Figlio dello scenografo Michail Michajlovič Rodčenko e della lavandaia Ol'ga Evdokimovna, studiò all'istituto d'arte della città di Kazan', dove conobbe la futura moglie e artista Varvara Stepanova. Si interessò alla poesia di Vladimir Majakovskij e da questa si accostò alle nuovi correnti del futurismo e del suprematismo russo.

Si trasferì alla Scuola di Arte e Design Stroganov e nel 1916 espose per la prima volta i suoi quadri in una mostra organizzata da Vladimir Tatlin. Si congedò dal servizio militare dopo pochi mesi e divenne membro del Narkompros (Commissariato per l'Istruzione). Insegnò al VChUTEIN (l'Istituto statale di arte e tecnica) e si interessò e praticò la tecnica del fotomontaggio e delle opere dei dadaisti. Si interessò del lavoro dei registi Ejzenštejn e Dziga Vertov, con quest'ultimo collaborò intensamente producendo i manifesti per i suoi film.

Nel 1921 inizia con le prime collaborazione in ambito teatrale, cinematografico e grafico.

Nel 1923 realizzò la copertina per il poema di Majakovskij "Di questo" e nello stesso periodo fu contattato da Laszlo Moholy-Nagy interessato ad un suo saggio sul costruttivismo.

Nel 1924 scelse la fotografia come mezzo artistico principale abbandonando la pittura. Nel 1928 acquistò una Leica con la quale catturò immagini con prospettive insolite e audaci, con l'intenzione di combattere tutte le convenzioni della fotografia artistica del periodo. Grazie a queste inquadrature insolite, isolò e mise in risalto i più semplici elementi grafici, linee, cerchi, curve. Come per Kazimir Malevič nella pittura, questo approcciò rappresentò una frattura nelle norme rigorose di fine '800.

Nel 1926 scrisse articoli sulla fotografia e sul cinema per la rivista Sovetskoe Kino (Cinema sovietico). È del 1927 la sua prima mostra fotografica, alla quale ne seguirono molte altre in patria e all'estero. Inviso dalle autorità per il suo stile definito troppo occidentale, gli venne ordinato nel 1933 di ritrarre solo eventi di stato.

Con la compagna Stepanova lavorò fino al 1940, quando abbandonò la fotografia in favore della pittura. Morì nel 1956 a 65 anni.

Il fotomontaggio

Aleksandr Michajlovič Rodčenko con la moglie Varvara Stepanova negli anni venti.

Rodchenko cominciò ad avvicinarsi alla fotografia per produrre materiali utili ai suoi fotomontaggi, che utilizzava per manifesti e per Illustrazioni di libri. In un paese, la Russia, in cui vi era un alto tasso di analfabetismo, il fotomontaggio si rivelò un innovativo ed efficace mezzo di comunicazione e si inseriva nella poetica costruttivista, nemica di uno stile individuale ed esclusivo.

Il fotomontaggio era già usato alla fine della Grande Guerra come strumento di denuncia dai dada berlinesi (George Grosz e altri) e del Bauhaus (László Moholy-Nagy e altri) coi quali Rodchenko aveva stretti rapporti.

La fotografia

In possesso di una camera Leica, Rodchenko cominciò a fotografare balconi, scale, finestre e muri dando all'oggetto ordinario e quotidiano una nuova interpretazione, grazie a tagli obliqui e punti di vista inconsueti.

Scriveva nel 1928: «Se si desidera insegnare all'occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli gli oggetti quotidiani e familiari da prospettive ed angolazioni totalmente inaspettati e in situazioni inaspettate; gli oggetti nuovi dovrebbero essere fotografati da angolazioni differenti per offrire una rappresentazione completa dell'oggetto.»

Alla fine degli anni venti la posizione di Rodchenko divenne, tuttavia, sempre più difficile. Il suo modo di fotografare veniva considerato troppo "formalista", e con l'avvento dello Stalinismo e di una estetica di stato, l'accusa era piuttosto grave. Fotografi come Shaikhet e Al'pert accusarono Rodchenko di seguire le orme di fotografi "occidentali" come László Moholy-Nagy e Man Ray. Inoltre Rodchenko fu accusato di aver dato troppa importanza all'estetica a scapito del contenuto, tradendo così quello che veniva considerato vero fotogiornalismo. In seguito, furono messe al bando le sue fotografie di giovani pionieri: il loro sguardo rivolto verso il cielo venne interpretato come un messaggio onirico e fantastico, non in linea con gli ideali del regime.

mercoledì 6 luglio 2011

Helmut Newton

Helmut Newton, pseudonimo di Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – Los Angeles, 23 gennaio 2004), è stato un fotografo tedesco di moda, famoso in particolare per i suoi studi di nudo femminile.

Biografia

Nato a Berlino nel 1920, figlio di genitori entrambi ebrei, cresciuto nella buona borghesia Berlinese degli anni '20-'30. Frequenta il Werner von Trotschke Gymnasium e la Scuola Americana a Berlino. Interessato alla fotografia fin da piccolo, lavora con la fotografa tedesca Else Simon, conosciuta come Yva. A seguito delle leggi razziali lascia la Germania nel 1938 imbarcandosi a Trieste sul piroscafo "Il Conte Rosso" rifugiandosi a Singapore e lavorando come fotografo per il Straits Times. Prende servizio nell'esercito australiano durante la Seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1945.

Il 13 maggio 1948 sposa l'attrice australiana June Browne nota come fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs. Dopo la guerra lavora come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Dalla fine degli anni cinquanta in poi si concentra sulla fotografia di moda.

Si stabilisce a Parigi nel 1961 e intraprende una carriera come fotografo di moda professionista. I suoi scatti appaiono su varie riviste tra cui i magazine di moda Vogue, L'Uomo Vogue, Harper's Bazaar, Elle , GQ, Vanity Fair, Max e Marie Claire. Il suo particolare stile è caratterizzato dall'erotismo patinato, a volte con tratti sado-masochistici e feticistici. Un attacco di cuore nel 1970 rallenta la sua produzione ma aumenta la sua fama, in particolare con la serie "Big Nudes" del 1980 che segna la vetta del suo stile erotico-urbano, sostenuto con un'eccellente tecnica fotografica. Crea inoltre molti ritratti e altri studi fotografici e incomincia a lavorare per Chanel, Gianni Versace, Blumarine, Yves Saint Laurent, Borbonese e Dolce & Gabbana. Nel 1984 insieme a Peter Max realizza il video dei Missing Persons Surrender your Heart.

Nell'ottobre 2003 dona una collezione di foto alla fondazione Preußischer Kulturbesitz a Berlino. È attualmente esposta al Museo della Fotografia (Museum für Fotografie) vicino alla Bahnhof Zoologischer Garten, la stazione ferroviaria dello zoo di Berlino.

In seguito vive a Monte Carlo e Los Angeles. Muore in un incidente stradale a Hollywood quando la sua macchina si schianta su un muro del famoso Chateau Marmont, l'hotel sul Sunset Boulevard che era stata per anni la sua residenza quando abitava nella California del Sud. Le sue spoglie sono state poste a Berlino nel cimitero ebraico di Friedenau, la sua tomba è collocata a qualche metro da quella di Marlene Dietrich.